Indennità di accompagnamento: le malattie più invalidanti

L’indennità di accompagnamento è un sussidio che viene concesso ogni mese senza limiti di età e reddituali in base a patologie invalidanti.

Ti è mai capitato di avere una patologia seria e non godere del riconoscimento dell’indennità di accompagnamento? Oppure di sentire storie di chi pur essendo davvero “malato” non ha avuto il riconoscimento di una percentuale d’invalidità adeguata? Probabilmente sì. Ma, prima di spiegarti cosa fare per impugnare il verbale negativo della Commissione Medica, facciamo un piccolo passo indietro.

A chi spetta l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica erogata dall’INPS e pensata proprio per aiutare economicamente tutte quelle persone affette da gravi malattie e che necessitano, loro malgrado, di cure continue. Si tratta di un sussidio che viene concesso ogni mese senza limiti di età e reddituali e, non costituendo fonte di reddito, non può essere in alcun modo  pignorato.

Affinché possa essere riconosciuta l’indennità di accompagnamento è necessaria una condizione di salute particolarmente grave. In questo articolo cercherò di spiegarti in parole semplici quali sono le patologie più comuni che vengono valutate dalla Commissione Medica.

Ma voglio fare una premessa.

Lo Stato italiano non assiste tutte le persone con una invalidità del 100% ma soltanto coloro che:

  • Non sono in grado di deambulare autonomamente
  • Hanno bisogno di un’assistenza continua non potendo svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita
  • Sono sottoposti a terapie oncologiche invalidanti

In merito a quest’ultimi, la Cassazione ha riconosciuto l’indennità di accompagnamento sia nella fase più avanzata della malattia che, soprattutto, durante la chemioterapia.

Dato per scontato che non si riscontrano particolari difficoltà nell’individuare l’incapacità di deambulazione senza l’aiuto di un accompagnatore, vorrei approfondire invece un tema più complesso: quello delle autonomie della vita quotidiana. Queste rappresentano tutte quelle attività ordinarie della vita quotidiana che non possono svolgersi senza l’ausilio di una altra persona (detta, per l’appunto accompagnatore): vestirsi, lavarsi, fare la spesa, cucinare, avere contezza del valore dei soldi.

Accompagnamento: patologie più comuni

La Commissione Medica nel riconoscere o negare l’indennità di accompagnamento spesso si rimette alle tabelle ministeriali che attribuiscono, con una precisione quasi chirurgica, per ogni singola patologia una percentuale di invalidità (fissa o variabile a seconda dei casi). Tuttavia ricordo che non sono indicate tutte le malattie e che, in ogni caso, ai fini del riconoscimento dell’indennità è necessario effettuare una verifica attenta e completa delle condizioni di salute del paziente.

Spesso infatti la valutazione del requisito sanitario non prende in considerazione la storia del paziente e la sua impossibilità a svolgere gli atti della vita quotidiana, obbligandolo ad impugnare il verbale negativo entro 6 mesi.

In breve, le patologie più comuni che possono dare diritto all’indennità di accompagnamento sono:

  • Disturbi bipolari e schizofrenici
  • Malattie congenite come la sindrome di Down
  • Disturbi del neurosviluppo come l’autismo
  • Sclerosi multipla
  • Parkinson e alzheimer
  • Problemi cardiovascolari gravi, aritmie e cardiopatie
  • Menomazioni permanenti o problemi nefrologici con necessità di emodialisi
  • Artrosi e artrite reumatoide di grado grave
  • Postumi di episodi ischemici

Mi preme evidenziare che queste patologie sono soltanto le più frequenti che ho potuto constatare personalmente durante la mia esperienza lavorativa e che, alle volte, da sole o insieme alle altre possono non essere sufficienti per ottenere l’indennità di accompagnamento.

Ogni paziente infatti è un caso a sé e le sue necessità vanno valutate globalmente dalla Commissione Medica dell’INPS.

Per questo motivo la procedura che porta all’accompagnamento è spesso lunga e ricca di insidie.

Cosa fare in caso di rigetto

Molte volte, purtroppo, la Commissione Medica si limita a riconoscere una invalidità civile grave del 100% ma senza diritto all’indennità di accompagnamento.

Devi sapere che contro i provvedimenti dell’INPS (in buona sostanza contro il verbale della Commissione Medica che ti viene inviato a casa) puoi presentare ricorso al Giudice del Lavoro, tramite un avvocato esperto del settore previdenziale, allegando tutta la documentazione medica più rilevante in tuo possesso. 

Ma tieni bene a mente che hai 6 mesi di tempo per presentare ricorso, termine perentorio che decorre dalla ricezione dell’esito negativo (cioè da quando hai ricevuto la raccomandata con esito negativo).

A questo punto sarai convocato da un medico, detto consulente tecnico d’ufficio, che ti sottoporrà ad una visita medica, a conclusione della quale predisporrà una relazione finale attestante la necessità o meno di un accompagnatore.

E’ importante presentare il ricorso perché, soltanto in questo modo, potrai aspirare ad ottenere l’indennità di accompagnamento ma anche la liquidazione di tutti i ratei arretrati (dal mese successivo rispetto alla presentazione della domanda amministrativa fatta tramite Caf/Patronato).

Avv. Stefano Di Giacomo, appassionato ed esperto di materia previdenziale

https://risarcimentierimborsi.it/

E-mail: info@risarcimentierimborsi.it


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Avv. Stefano Di Giacomo

Difendere i più deboli è sempre stato il mio desiderio. Per questo motivo ho deciso di dedicare la mia attività lavorativa alla difesa dei consumatori e delle persone invalide o con disabilità. Si tratta spesso di soggetti indifesi rispetto alle grandi società private ed Amministrazioni pubbliche. Il mio compito è impegnarmi giornalmente affinché possano ottenere ciò che spetta loro di diritto.