Influenza aviaria, l’Italia è l’Europa sono a forte rischio

Rischio influenza aviaria, l’Italia come tutta l’Europa è in pericolo.

C’è un elevato rischio che l’influenza aviaria possa giungere in Italia ma anche in Europa, l’allarme lo lancia l’ufficio Federale della sicurezza alimentare e veterinaria; è importante prendere misure cautelativo sugli allevamenti di tacchini e galline.

Influenza aviaria, serio pericolo per l’Italia e tutta Europa

Sono molti i casi di influenza aviaria che si sono avuti negli allevamenti avicoli in Europa, precisamente in Romania, Slovacchia, Ungheria, Ucraina, Repubblica Ceca e in Germania, purtroppo i nostri intensi rapporti commerciali con queste Nazioni nel campo avicolo, ci fanno stare sotto stretta attenzione e sorveglianza.

La speranza è che le condizioni meteorologiche rimangono così, in questo modo gli uccelli si dirigeranno verso il nord-est facendo diminuire i rischi. In opposizione a questo, se si dovesse intensificare il freddo, molte specie raggiungerebbero i laghi italiani e quelli svizzeri, determinando un pericolo maggiore di contagio per il nostro paese.

Ci sono delle raccomandazioni che sono state fatte da parte dell’USAV, bisogna che gli allevatori verifichino attentamente sia le misure igieniche e di Bio sicurezza vigenti nelle loro aziende, e nel caso dovessero riscontrare delle situazioni non proprio perfette, apportare modifiche per migliorarle.

Se per caso ci fossero dei sospetti anche minimi, bisogna subito fare degli esami, in particolari i sintomi che devono far preoccupare possono essere sintomi respiratori, la riduzione per quanto riguarda la deposizione delle uova, morte sospette e senza motivi, il ridotto consumo di acqua e cibo.

La cosa che viene raccomandata alla cittadinanza intera, che si può intervenire subito appena si pensa che ci possa essere qualche sospetto, il cittadino appena vede degli uccelli morti non schiacciati o gravemente malati, li deve segnalare.

Tra il 2016 e 2017 i casi confermati sono stati 121, tutti fuori dagli allevamenti. L’ultimo caso scoperto risale alla fine del 2017, e precisamente sul lago Bienne.


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