Invalidità: Amministratore di sostegno e Caregiver, differenze e diritti

Scopriamo insieme le differenze tra Caregiver ed Amministratore di sostegno e perché è preferibile scegliere quest’ultimo?

Invalidità e due figure importanti: amministratore di sostegno e Caregiver. La domanda del lettore: Buongiorno sono una mamma di una figlia disabile di quasi 17 anni, l’anno prossimo mi devo attivare per amministratore di sostegno.  Il caregiver e amministratore di sostegno sono la stessa cosa o sono 2 diverse figure? Mio marito vorrebbe stare a casa con la pensione anticipata proprio per aiutarmi a curare la figlia può farlo o deve mettersi lui come caregiver o amministratore di sostegno al mio posto. Io sono casalinga(ex lavoratrice).

Invalidità: Amministratore di sostegno e Caregiver

Cara lettrice,

ti ringrazio per le domande perché mi consentono di spiegare meglio sia la figura del caregiver che quella dell’amministratore di sostegno partendo da un presupposto e cioè: il Caregiver non trova in Italia alcun fondamento normativo; l’amministratore di sostegno invece è un istituto giuridico espressamente disciplinato ed introdotto con la legge n. 6 del 2004.

Partiamo dal CAREGIVER

Innanzitutto il termine “caregiver”, di indubbia radice anglosassone, è entrato ormai stabilmente nell’uso comune e rappresenta “colui che si prende cura”.  Nella sua eccezione più ampia fa riferimento esclusivamente a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile.

In buona sostanza, il caregiver è quella persona che, a titolo gratuito e fuori dall’ambito professionale, si occupa dell’assistenza di un figlio, genitore o altro familiare disabile o comunque di qualcuno che non sia autosufficiente.

Quali sono le funzioni del Caregiver?

È un lavoro molto faticoso sia a livello fisico che psicologico in quanto le sue “mansioni” riducono notevolmente la sua vita sociale e ciò crea un forte stress.

Infatti, deve:

  • Assistere il malato
  • Acquistare e somministrare farmaci
  • Occuparsi degli atti essenziali della vita, aiutandolo a vestirsi, lavarsi, cucinare…
     

Una figura, dunque, che spesso è costretta ad abbandonare il lavoro per dedicarsi alla cura del parente bisognoso. Purtroppo però questa figura non trova ancora una tutela adeguata nella legge italiana.

Anzi vi è un vero e proprio vuoto normativo salvo le minime tutele previste dalla legge n. 104 del 1992 che riconosce, nei casi più gravi, tre mesi di permesso o un congedo straordinario fino a 2 anni.

Come puoi notare, ciò non basta per consentire al caregiver di avere una propria vita personale.

L’Amministratore di sostegno

Come anticipato, l’amministratore di sostegno è un istituto giuridico, introdotto nel 2004, disciplinato dal codice civile, la cui funzione è quella di affiancare il soggetto privo del tutto o in parte di autonomia, con la minore limitazione possibile della capacità di agire.

Scopo della legge è quello di coadiuvare il soggetto privo di autonomia mediante un amministratore che gli dia sostegno soprattutto con la gestione patrimoniale e finanziaria, senza privarlo del compimento degli atti della vita quotidiana.

L’amministratore di sostegno può anche essere un soggetto terzo, estraneo alla famiglia (es. ricopro l’incarico di amministratore di sostegno per tutelare gli interessi di persone che vivono da sole oppure nei casi in cui vi è un contrasto tra i congiunti) ed è sempre nominato dal Giudice Tutelare.

Chi può richiederlo?

L’art. 404 c.c. specifica che “la richiesta della nomina dell’amministratore di sostegno può essere fatta dallo stesso soggetto a cui si riferirebbe l’amministrazione, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado o dal pubblico ministero. Inoltre, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno, i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona (ad esempio gli assistenti sociali) sono tenuti a proporre al Giudice Tutelare ricorso per la nomina di amministratore di sostegno” 

Di cosa si occupa? 

L’amministratore di sostegno si occupa essenzialmente di due grandi macro aeree:

  • cura della persona, intesa sia come cura della salute (eventuali scelte sanitarie) sia come gestione degli aspetti relazionali e sociali (scelta del luogo dove vivere)
  • cura del patrimonio, riferita alla gestione reddituale e patrimoniale del beneficiario (amministrazione di beni mobili e immobili, pensioni, stipendi) volta alla conservazione delle risorse finanziarie dello stesso e al soddisfacimento delle ordinarie esigenze di vita.

Non vi è dubbio che l’amministratore di sostegno, durante il proprio incarico, deve tenere sempre a mente non solo gli interessi principali della beneficiaria ma anche i suoi desideri ed aspettative.

In conclusione

Individuata la differenza sostanziale tra le due figure, occorre precisare che il caregiver deve essere necessariamente un familiare e che per la nomina non si richiede particolare formalità.

L’amministratore di sostegno invece ha il compito di rappresentare e tutelare a 360°, sempre sotto la super visione del Giudice Tutelare, la beneficiaria (in questo caso vostra figlia).

Per la nomina dell’amministratore di sostegno è sempre bene rivolgersi ad un avvocato che predisponga il ricorso al Giudice Tutelare indicando espressamente lei o sua moglie (comunque una sola persona) come amministratore di sostegno per la figlia minorenne. A tal proposito faccio presente che tale procedura si estende anche ai minorenni e, pertanto, può avanzare anche ora tale richiesta senza necessità di attendere il diciottesimo anno di età.

Se necessita di consulenza o assistenza per la redazione del ricorso può contattarmi telefonicamente o a mezzo email

Avv. Stefano Di Giacomo, appassionato ed esperto di materia previdenziale

E-mail: info@risarcimentierimborsi.it

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Avv. Stefano Di Giacomo

Difendere i più deboli è sempre stato il mio desiderio. Per questo motivo ho deciso di dedicare la mia attività lavorativa alla difesa dei consumatori e delle persone invalide o con disabilità. Si tratta spesso di soggetti indifesi rispetto alle grandi società private ed Amministrazioni pubbliche. Il mio compito è impegnarmi giornalmente affinché possano ottenere ciò che spetta loro di diritto.