Investire in diamanti non è una strategia di breve termine e non c’entra con l’oro

Brutte notizie per i risparmiatori italiani, che dovranno seguire un iter più complicato per cercare di tornare in possesso dell’investimento realizzato negli anni recenti in diamanti, attraverso alcune delle principali banche nazionali, già per questo oggetto di sanzioni da parte dell’AGCOM. Il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento di Intermarket Diamond Business (IDB), una […]

Brutte notizie per i risparmiatori italiani, che dovranno seguire un iter più complicato per cercare di tornare in possesso dell’investimento realizzato negli anni recenti in diamanti, attraverso alcune delle principali banche nazionali, già per questo oggetto di sanzioni da parte dell’AGCOM. Il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento di Intermarket Diamond Business (IDB), una delle principali società attive nella vendita delle pietre preziose, avvalendosi dell’intermediazione degli istituti. Di conseguenza, i risparmiatori avranno tempo 30 giorni per presentare domanda di ammissione per la rivendicazione di diritti reali e mobiliari sulle cose in possesso del fallito. Per coloro che non avevano intrapreso alcuna azione giudiziaria nei confronti della banca intermediaria, optando per quella nei riguardi della IDB, scatta la necessità di provvedere alla riassunzione del giudizio nei riguardi della prima.

La vicenda ha a che fare con il collocamento dei diamanti tramite le banche, a prezzi decisamente superiori al loro valore di mercato. Aldilà dei profili penali, vale la pena fare il punto sull’errore grossolano verosimilmente commesso da molti piccoli investitori per ignoranza. Essi hanno in gran parte confuso i diamanti con l’oro e, oltre tutto, avrebbero puntato su un orizzonte temporale medio o breve.

Partiamo subito con l’evidenziare che, contrariamente all’oro, per i diamanti non esiste un vero e proprio mercato, nel senso che non si hanno transazioni liquide paragonabili. Perché? Semplice, ogni pietra è diversa dall’altra e il suo valore dipende dal numero di carati, dal colore, dal taglio e dal grado di purezza, tutte caratteristiche che vanno valutate opportunamente da esperti, ragione per cui non esiste una quotazione internazionale dei diamanti, mentre sappiamo tutti che la si ha per ogni oncia di oro ed espressa in dollari.

Proprio per l’impossibilità di stabilire il prezzo in maniera generica, dovendosi effettuare una valutazione pietra per pietra, non è mai semplice vendere un diamante con la stessa facilità e velocità con cui si vende l’oro. In alcuni casi, potrebbero essere necessari anni prima di trovare un acquirente interessato al prezzo richiesto e sempre che si possegga la certificazione di garanzia del prezioso. Questo significa anche che, ancora più di quanto non accada con l’oro, investire in diamanti implica mettere in conto tempi lunghi, se non lunghissimi, per ottenere il ritorno sperato. E sempre a differenza dell’oro, trattasi di un asset soggetto alla variazione delle preferenze dei consumatori nel mondo, le quali tendono a mostrarsi differenti da cultura a cultura e anche da generazione a generazione, percepito non di rado come un bene di inutile sfoggio. Insomma, chi compra diamanti per investimento può benissimo fare un affarone, purché non commetta l’errore di considerarlo un bene simile all’oro e facilmente vendibile.

 

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