Io … tu e lui, il tradimento e la beffa dei giudici: “manterrà i figli dell’altro”

Non solo l’incubo del tradimento, ma come padre legale è tenuto a mantenere i figli dell’altro. Una causa dai caratteri controversi, ma che alla base tutela i minori.

Una storia come tante, tra amore e delusione, nulla di che se non fosse per il finale al quanto bislacco. Lo scalpore della notizia in se non è la fine del matrimonio, né del tradimento. Ha destare clamore è la decisione espressa dai giudici della Corte d’appello di Bologna, che hanno respinto l’istanza presentata dall’uomo sul disconoscimento della paternità.

Infatti, il ricorrente era ricorso ai giudici, per far valere un diritto, con la prova certa del DNA. Con la quale, avrebbe dimostrato che i figli erano nati in seguito al rapporto clandestino, instaurato dalla moglie con l’amante.

Quando nasce il vincolo tra padre legale e tradimento?

La questione è molto delicata, da un lato i giudici si sono trovati dinanzi a un padre legale, dall’altra parte due bambini. La legge, in questo caso, è intervenuta per tutelare il diritto dei minori che ha superato di gran lunga il diritto del padre legale.

In materia di minori la normativa è chiara, esistono delle condizioni da rispettare, prima di poter agire e far valere un diritto, vediamo i 3 punti principali, quali:

  1. la nascita di un figlio partorito dalla madre sposata, dove si presume generato dal marito, quindi figlio di quest’ultimo. In questo caso, esiste un automatismo, che coinvolge anche i figli nati in seguito all’udienza della separazione che sia consensuale oppure giudiziale, entro un lasso di tempo di 300 giorni;
  2. la facoltà della madre di disconoscere la paternità del marito nei primi 6 mesi di vita del bambino, oppure, se subentra l’eventuale scoperta dell’impotenza di quest’ultimo;
  3. il padre può disconoscere i figli, entro un tempo definito di un anno, che va dall’avvenuta scoperta del tradimento o dal verificarsi della certezza dell’impotenza.

Quando la giustizia opprime il tradimento?

La legge prevede che l’istanza debba essere presentata, entro il compimento del 5° anno di età del figlio. Secondo quanto si legge dalla “Repubblica”, il motivo per cui i giudici hanno respinto l’istanza ruotano intorno al tempo. Sostanzialmente, l’uomo avrebbe presentato una domanda fuori tempo massimo.

Praticamente, il processo è partito un anno dopo che l’uomo ha acquisito la certezza nel 2009 del tradimento. I giudici non hanno fatto altro che evidenziale il conflitto d’interesse sorto dalla domanda alla tutela dei bambini.  In buona sostanza, quella che poteva sembra un’ingiustizia, è divenuta la tutela degli interessi dei minori. A questo punto, l’uomo può solo agire in giudizio contro la moglie, avviando una causa di risarcimento danni, motivata dalle azioni ingannevoli che la donna ha potranno durante gli anni del matrimonio.

 

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Antonella Tortora

Analista Contabile, collaborato con diversi quotidiani online. Adoro scrivere, ogni notizia è degna di essere vissuta, raccontata, con cuore, emozione, passione. Raccontarle serve a renderle uniche, se non raccontate finirebbero nel labirinto del dimenticatoio. Resta un'unica verità ogni storia incorpora una piccola parte di me, che emerge in un angolino nascosto. Citazione preferita: “Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” Albert Einstein