Isola dei Famosi: vince la voglia di sentirsi normali

Vince Nino, orfano di Zuzzurro, su Bianca, orfana di Biaggi, ma in realtà, come accade già da parecchi anni, la gente finisce per votare quello che sembra il più normale, nel vano tentativo di sdoganare sè stessi alla normalità. Avrebbe vinto Amaurys su Jonathan se non fosse che i due, che sono anche quelli che […]

Vince Nino, orfano di Zuzzurro, su Bianca, orfana di Biaggi, ma in realtà, come accade già da parecchi anni, la gente finisce per votare quello che sembra il più normale, nel vano tentativo di sdoganare sè stessi alla normalità.

Avrebbe vinto Amaurys su Jonathan se non fosse che i due, che sono anche quelli che hanno il seguito numericamente più importante, abbiano pensato bene di venire allo scontro diretto nell’ultima settimana di permanenza sull’isola, trascinando i rispettivi eserciti “uno contro l’altro armati”.

Ma non è importante chi abbia vinto quanto piuttosto capire il perchè, che cosa spinge centinaia di migliaia di persone a sprecare tempo e denaro per votare qualcuno di cui l’anno dopo non si ricorderà nemmeno il nome come nel finale del Nome della Rosa.

Ci si potrebbe scrivere un libro ma ve lo dico in due parole: voto  ergo sum, quindi esisto.

Una volta si diceva cogito ergo sum, penso quindi esisto, ma ora siamo nell’era dei telefonini come oggetti di culto, feticci che hanno sostituito il pensiero libero.

Sabato sera ero al ristorante con mia moglie e le facevo notare come quasi tutti, anche lei, avessero il telefonino posato sul tavolo davanti a loro e come più della metà degli avventori, invece di conversare, stessero armeggiando con l’arnese infernale.

Ora qualcuno si chiederà cosa c’entra il telefonino con l’isola dei famosi: invece di annoiarvi vi risponderò come avrebbero fatto i Latini: intelligenti pauca, che è l’equivalente del detto italiano a buon intenditor poche parole.

E intanto mi riecheggiano nella testa le parole di una vecchia canzone dei Dik Dik, California dreamin’:

Cielo grigio su
Foglie gialle giù
Cerco un po’ di blu
Dove il blu non c’è
Sento solo freddo
Fuori e dentro me
Ti sogno California
E un giorno io verrò.


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Il Mago di OZ

Dovendo scegliere uno pseudonimo con cui firmare gli articoli, cosa che non faccio per lucro, ho deciso di usare il titolo del celebre romanzo per bambini di Baum per due motivi: il primo perchè sono le iniziali del mio nome e cognome e il secondo perchè, come il mago della storia, mi piace, SENZA INVENTARE NULLA, aiutare le persone a tirare fuori quello che già possiedono dentro di loro, spesso senza saperlo