La Brexit si fa dura, ora probabile il braccio di ferro con Bruxelles

Theresa May ha subito una disfatta storica ieri in Parlamento, vedendosi bocciare con 432 voti contrari e solo 202 a favore l’accordo sottoscritto con l’Unione Europea sulla cosiddetta Brexit. I laburisti di Jeremy Corbyn hanno subito presentato una mozione di sfiducia, che verrà votata entro stasera e che la premier britannica dovrebbe superare, grazie al […]

Theresa May ha subito una disfatta storica ieri in Parlamento, vedendosi bocciare con 432 voti contrari e solo 202 a favore l’accordo sottoscritto con l’Unione Europea sulla cosiddetta Brexit. I laburisti di Jeremy Corbyn hanno subito presentato una mozione di sfiducia, che verrà votata entro stasera e che la premier britannica dovrebbe superare, grazie al rinnovato sostegno degli alleati del DUP, il partito unionista dell’Irlanda del Nord. Anche i Tories si mostrano compatti nel difendere la sua posizione, nonostante poche settimane fa l’ala più conservatrice e facente capo all’ex ministro per la Brexit, Boris Johnson, avesse presentato a sua volta una mozione per sostituirla alla guida sia del partito che del governo.

Adesso, però, serve tenere i nervi saldi, altrimenti a rischio vi sarebbe il processo di uscita del Regno Unito dalla UE. Entro dopodomani, la May dovrà spiegare al Parlamento cosa intende fare. Le opzioni sono diverse. Ella potrebbe chiedere e ottenere dalla UE il rinvio della data in cui avverrà il divorzio tra Londra e Bruxelles, ad oggi previsto per il 29 marzo, così da avere più tempo per negoziare un accordo diverso o almeno ritoccato. Senza concessioni da parte della Commissione UE, le soluzioni estreme sarebbero o quella di arrivare alla Brexit senza accordo (scenario della “hard” Brexit) con i partner comunitari o di indire un secondo referendum per fare decidere ai sudditi di Sua Maestà cosa vorrebbero fare.

In verità, la May oggi sembrerebbe intenzionata a chiedere una dilazione dei tempi, essendosi rifiutata davanti ai deputati di escludere una simile possibilità. E se i commissari si mostrano rigidi nel sostenere la linea ferma contro la rinegoziazione dell’intesa con Londra, le maggiori aperture arrivano dalla Germania, dove avanza l’ipotesi proprio di concedere più tempo alla premier britannica per costruire un consenso solido attorno a un nuovo accordo.

Tuttavia, la UE punta a segnalare ai suoi stessi cittadini quanto sia caotico e persino impossibile uscire da essa. Per questo, continuerà a fare muro contro ogni nuova richiesta di Londra, compresa sull’eliminazione dello status speciale di cui godrebbe l’Irlanda del Nord, la quale sul piano commerciale resterebbe attaccata al resto del mercato unico, così da non ripristinare le barriere fisiche e doganali con la Repubblica d’Irlanda. Nemmeno sulla volontà di Londra di decidere in autonomia quanti, quali e se fare entrare cittadini comunitari sarà facile trovare un compromesso, perché l’unità delle quattro libertà (di movimento delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone) è stato ed è ancora il tabù infrangibile di Bruxelles. Saranno settimane, forse mesi di trattative dure e sotto le elezioni europee, difficile che i commissari vogliano mostrarsi cedevoli, quando l’euro-scetticismo avanza in tutto il continente.

 


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