La Regione Lombardia nega i dati reali sul Coronavirus

La Regione Lombardia non rende pubblici i dati sull’epidemia causando un intralcio per determinare i contagi al Coronavirus.

La Regione Lombardia ha deciso di non rendere pubblici i dati sul Coronavirus, commettendo un reato che può essere visto come un intralcio.

La Regione Lombardia non rende pubblici i dati del Coronavirus

Si parte dai decessi delle RSA fino a tutti i contagi fra i medici di base, per arrivare a tutte quelle disposizioni per protezioni ai flussi da e verso le casi per anziani. Sia le ATS che le ASST della Lombardia hanno negato l’accesso agli atti, cosa molto grave per Agnoletto, che definisce il rifiuto di enorme gravità; Tognoni definisce questa mancanza il frutto della svendita della sanità al mercato.

La Regione Lombardia si sta nascondendo dietro al fatto di non aver aggregato ancora i dati certi, tutto questo si evince dai dinieghi fotocopia che sono stati inoltrati da Altreconomia alle Agenzie di tutela della Salute e alle Aziende socio sanitarie territoriali della Lombardia dall’inizio del mese di aprile.

Questi dati comprendevano i decessi nelle RSA e negli ospedali, tutti i contagi dei medici di base e del personale sanitario, medici e infermieri. Questi dati si possono rivelare fondamentali per capire l’andamento nei singoli territori, risultati che la Regione avrebbe dovuto avere in possesso da tempo e che si sarebbero dovuti aggiornare di continuo.

Non si capisce perché, in meno di una settimana, sei ATS su otto abbiano risposto e le altre no. Da tenere presente che i dati non sono stati richiesti a infermieri o medici, che sono stati, ovviamente, impegnati sul campo; sono stati chiesti alle strutture amministrative ed è logico che la non trasparenza diventi un intralcio.

Per questo Agnoletto definisce il rifiuto di dare i dati richiesti intralcio; siamo in uno stato democratico e la trasparenza, la fluidità e la chiarezza sono alla base di tutto. E’ importante anche per i cittadini, che stanno affrontando questo momento, dovendo fare dei sacrifici per il bene collettivo e per tutta la salute pubblica.

Un altro motivo per cui i dati dovrebbero essere chiari è che essi sono importanti per pianificare interventi e individuando le priorità. Con questa situazione viene meno la fiducia, l’effettiva preparazione e la capacità del sistema sanitario lombardo di affrontare questa emergenza.

Dice Tognoni che, purtroppo, non sono scomparsi solo i dati, ma sono scomparse le persone, le loro vite; l’ammalarsi delle persone è diventata una cosa ingombrante. La salute e il mercato accetta gli anziani solo fino a quando coincidono con i farmaci, la tecnologia, le aree di mercato e riconducibili a bilanci sostenibili economicamente.


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