Lavoro in pensione: è consentito e abbassa l’importo dell’assegno?

E’ possibile lavorare una volta che si è avuto accesso alla pensione? E lo stipendio percepito va ad abbassare l’importo dell’assegno previdenziale?

Moltissimi sono i pensionati che una volta avuta la decorrenza della pensione, che per forza di cose avrà un importo più basso dello stipendio che si percepiva lavorando, si rendono conto di non farcela ad arrivare a fine mese e decidono, proprio per questo, di riprendere a lavorare. Il dubbio che assale molti, però, è sapere se ciò è consentito e se comporterà un abbassamento dell’importo dell’assegno previdenziale. Cerchiamo di fugare questi dubbi capendo quali sono le misura che non permettono il lavoro dopo la pensione.

Lavoro in pensione, quando è possibile?

Un lettore, in pensione, scrive per chiedere: Sono in pensione dal 1 Gennaio 2020 lavoravo ente pubblico in comune posso riprendere a lavorare partime per racimolare un po di soldi senza intaccare sul stipendio pensionistico? Quanto posso prendere di stipendio?

Nella generalità dei casi il lavoratore che accede al pensionamento, dopo la decorrenza del trattamento pensionistico può riprendere l’attività lavorativa sia da parasubordinato che da subordinato senza che il reddito da lavoro percepito incida sull’assegno pensionistico. 

Ci sono delle misure previdenziali, però, che vietano per un determinato numero di anni la possibilità di cumulare i redditi da lavoro con quelli da pensione. Ne è un esempio classico la quota 100: per chi accedere alla pensione con questa misura non è consentito il lavoro dopo la pensione se non dopo il raggiungimento dei 67 anni di età (con l’esclusione del lavoro autonomo occasionale nel limite di 5mila euro l’anno).

Un’altra misura che non permette il cumulo della pensione con i redditi da lavoro è la quota 41: il divieto vige fino al momento che si raggiungono i requisiti di accesso alla pensione con le misure previste dalla riforma Fornero.

Le pensioni che permettono di lavorare dopo la decorrenza del trattamento pensionistico poichè escluse dall’incumulabilità dei redditi da lavoro e da pensione sono le seguenti:

  • pensione e assegno di invalidità (ma solo se ha avuto decorrenza prima del 1 gennaio 1995)
  • pensione di vecchiaia
  • pensione di vecchiaia liquidata con sistema contributivo
  • pensione di anzianità o anticipata ordinaria
  • pensione o assegno di invalidità a patto che abbiano anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni
  • pensione opzione donna 

Se la sua pensione, quindi, rientra in una di quelle qui citate può tranquillamente lavorare senza neanche preoccuparsi di quello che sarà l’importo del suo stipendio poichè lo stesso non metterà a rischio l’importo dell’assegno di pensione. 


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.