Ferie non godute in busta paga, devono essere pagate, la sentenza shock

Le buste paga provano ferie, permessi e festività non godute. Ecco la sentenza

Una sentenza della Cassazione ha stabilito che è compito del datore di lavoro contestare l’insussistenza probatoria delle buste paga presentate dal dipendente, per dimostrare che non ha goduto delle ferie durante tutto il periodo di assunzione. Con la sentenza n. 16656/2019, gli Ermellini sono giunti a queste conclusioni, confermano la decisione del giudice di secondo grado, che a un dipendente ha riconosciuto a titolo di indennità per le ferie non godute l’importo di 10.000, nell’arco temporale di ben 13 anni di attività.

La vicenda processuale

La Corte d’Appello, conferma la sentenza di primo grado e riconosce a un dipendente il diritto alla corresponsione di Euro 9.984,32 a titolo d’indennità sostitutiva per permessi, ferie, e festività soppresse non goduti per il periodo lavorativo dal 5 febbraio 2001 al 15 gennaio 2014.

In più al pagamento di interessi legali e rivalutazione monetaria. La Corte ritiene che il dipendente ha fornito come prova le buste paga, da cui ha dedotto il fatto costitutivo della pretesa “dall’asserito svolgimento dell’ininterrotta prestazione lavorativa per tredici anni“.

Da questo si può confermare il mancato godimento delle ferie e dei permessi, previsti dal contratto di lavoro applicato dall’azienda e quindi la piena legittimata del diritto rivendicato dal lavoratore.

La società accusata ricorre in Cassazione adducendo i seguenti motivi d’impugnazione:

  • Mancata produzione da parte del dipendente della prova “dell’avvenuta prestazione di attività lavorativa in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale perché prestato nei giorni destinati a ferie, permessi o riposi“, inerzia a cui si sarebbe quindi sostituito il giudice di merito deducendo l’esistenza di un fatto costitutivo, quando in realtà tali fatti avrebbero richiesto da produzione di prove specifiche;
  • Se realmente esiste il valore probatorio delle buste paga su cui si è fondata la sentenza.

Al datore l’onere di contestare la rilevanza delle buste paga

La Cassazione con la sentenza n. 16656/2019, dopo aver analizzato i motivi di ricorso avanzato dalla società datrice, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Esaminando contemporaneamente i due motivi del ricorso gli Ermellini hanno infatti dichiarato che “ai sensi dell’art. 2697 cod. civ., grave sul datore di lavoro la dimostrazione dell’oggettiva insussistenza delle condizioni che giustificano l’applicazione delle tutele in materia di lavoro.”

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Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.