Led Zeppelin – Physical graffiti, la parabola discendente

Il conto alla rovescia del gruppo.La parabola discendente dei Led Zeppelin.

Dopo altri due anni di attesa dopo ‘Houses of holy’, i Led Zeppelin pubblicano il loro primo doppio album: Physical Graffiti.

Questo album rappresenta l’inizio di una parabola discendente del gruppo,mancanza di voglia e di creatività dovuta a problemi personali e ai vari progetti solistici di varia natura dei componenti del gruppo pesano in maniera irreversibile sul contenuto e sul prodotto dell’album.

Custard Pie‘ apre l’album con il solito rock’n roll senza lasciare una degna traccia di creatività e di novità rispetto al passato,così come la successiva ‘The rover‘ che scorre lentamente sulla scia della prima song. Le prime note degne del gruppo le troviamo in ‘In my time of dying‘,un blues perfetto dove la voce di Plant torna a brillare regalandoci uno dei brani più eclettici del gruppo, undici minuti di pura creatività. Ma è solo un lampo a ciel sereno in quanto la successiva ‘Houses of holy‘ rock semplice e dal richiamo del precedente album è senza mordente e riporta il gruppo nel tepore iniziale.’Trampled under foot‘ è un bel pezzo rock,bello tirato dall’inizio alla fine. Questa volta chitarra e voce sono in simbiosi perfetta e fa venire in mente subito che il gruppo anche se in maniera svogliata c’è. Infatti un altro capolavoro lo troviamo in chiusura del primo disco: ‘Kashmir‘,un vero e proprio capolavoro capace da solo di sostenere il pallore di questo album. Inizio lento con un riff memorabile dove la voce di Plant è la protagonista di un testo accattivante e sognante. In  ‘In the light‘ molto bello invece è l’intro dalle note orientali con la voce di Plant su un bel riff di Page. ‘Bron yr aur‘ è una piccola ballata di sola chitarra acustica,mentre ‘Down by the seaside‘,è un’altra ballata acustica che non lascia segni particolari. L’album scorre lentamente fino a ‘Ten Years gone‘ un piccolo capolavoro in classico stile Led chesegue il successivo ‘Night flight‘ tirata e trascinante dall’inizio alla fine. Bella dura è anche ‘The wanton song‘ che riecheggia il sound di Led Zeppelin II. ‘Boogie with stu‘ è un semplice rock’n roll,senza infamia e senza lode,così come la successiva ‘Black country woman‘ fino a concludere con ‘Sick again‘ che non lasciano alcuna degna menzione in un album sinceramente non a quattro stelle. La sensazione è quella di mancanza di creatività è la sola Kashmir non può premiare un album svogliato dove si nota che il dirigibile sia pronto verso l’atterraggio.

 

Tracklist

1. Custard Pie (***)
2. The Rover (***)
3. In My Time of Dying (****)
4. Houses of the Holy (**)
5. Trampled Under Foot (****)
6. Kashmir (*****)
7. In the Light (***)
8. Bron-Yr-Aur (****)
9. Down by the Seaside (***)
10. Ten Years Gone (****)
11. Night Flight (***)
12. The Wanton Song (***)
13. Boogie With Stu (**)
14. Black Country Woman (**)
15. Sick Again (**)

Tracklist

N.B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento.

1. Custard Pie (***)
2. The Rover (***)
3. In My Time of Dying
4. Houses of the Holy
5. Trampled Under Foot
6. Kashmir
7. In the Light
8. Bron-Yr-Aur
9. Down by the Seaside
10. Ten Years Gone
11. Night Flight
12. The Wanton Song
13. Boogie With Stu
14. Black Country Woman
15. Sick Again

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Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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