Legge elettorale, cosa c’è da sapere?

65 anni di instabilità e dubbi.

Cosa dice il Rosatellum 2.0

Argomento di forte dibattito sia nelle Camere del Parlamento che nelle sedi dei partiti è l’ultima riforma elettorale denominata Rosatellum Bis, o 2.0, presentata dal deputato PD Fiano sulla base della precedente proposta del capogruppo PD Rosato, da cui il nome. Ecco dunque gli aspetti principali.

La nuova legge vedrà l’unione dei due sistemi elettorali principali, il maggioritario e il proporzionale, in un sistema definito misto. Nei collegi uninominali si eleggeranno in base al sistema maggioritario 231 deputati e 109 senatori, una riduzione del 14% rispetto alla precedente formula e con la possibilità per i partiti di coalizzarsi per sostenere un unico candidato. I rimanenti seggi saranno assegnati in modo proporzionale, ovvero: alle circoscrizioni estere spetteranno 12 seggi alla camera dei deputati e 6 in Senato; 1 alla Valle d’Aosta; i 386 seggi rimanenti verranno assegnati ai deputati vincitori dei collegi plurinominali, idem per il Senato, dove si voterà a listini bloccati di 2-4 nomi. La divisione delle circoscrizioni nella parte proporzionale, fondamentale per stabilire il quoziente elettorale sulla base di cui assegnare i seggi, è di 28 per la Camera e 20 per il Senato. Sono previste due soglie di sbarramento per la votazione proporzionale, al 3% per le liste e al 20% per le minoranze linguistiche, e al 10% per le coalizioni, all’interno delle quali almeno una lista deve aver ottenuto il 3% di soglia minima. Sarà vietato il voto disgiunto, ovvero l’elettore non potrà votare un candidato e una lista ad egli concorrenziale, pena la non validità dell’ultima scelta. Un’ultima importante modifica sarà la votazione del Senato su base regionale e non più nazionale.

 

Chi ci guadagna?

A guadagnare maggiormente sarà il centro destra, che in base ad uno studio dell’istituto DEMOPOLIS (http://www.demopolis.it/?p=4536), otterrà il 35% dei voti grazie all’alleanza di FI e Lega Nord, che se concorressero individualmente otterrebbero il 14 e il 15% rispettivamente. Il centro sinistra capeggiato dal PD, potrebbe raggiungere il 31%, sempre che riesca a trovare l’intesa tra le parti in gioco, mentre il M5S, che rappresenta il partito più forte attualmente, se dovesse rispettare la sua politica di non alleanza e di corsa solitaria, raggiungerebbe il 28% dei voti. Appare chiaro che i più danneggiati saranno i Grillini, come afferma Di Maio sul palco dell’Italia 5 Stelle a Rimini il 24/09/2017, quando ancora la legge era in fase di discussione: “È un attacco alla democrazia” fatto ad hoc “per non mandarci al governo”.

 

Nascerà un governo?

Assolutamente no, almeno stando ai dati finora giunti. La quota ipoteticamente raggiungibili dal centro destra, dando per scontata l’alleanza di FI e Lega Nord e la sentenza positiva della Corte dei Diritti Europea che vaglierà la candidabilità di Berlusconi, si attesta al 35%, acquisendo 246 seggi, ancora molto lontani dalla quota di maggioranza di 316 per governare. Se ne evince che non esiste un partito di maggioranza in grado di rappresentare l’elettorato, per motivi che non vale la pena discutere adesso, e che per vincere sugli altri sono necessarie super coalizioni che presentano sfaldature interne non poco marcate, a discapito dunque di un già improbabile futuro governo.

 

Come si è giunti a questa legge

Il nostro sistema elettorale è stato profondamente segnato dalla dittatura di Mussolini e si è sempre cercato di evitare il dominio di un solo partito e l’esclusione delle minoranze, motivo per cui si è sempre preferito il modello proporzionale. Negli anni successivi alla fine della dittatura si è lentamente compresa la necessità di creare un sistema che fosse in grado di governare, per dare al Paese un governo stabile. Dal ’53 infatti, con la celebre legge truffa proposta da Mario Scelba, si inserisce nel sistema proporzionale ancora, e possiamo giustificarlo, terrorizzato dalla dittatura fascista, un velo di maggioritarismo, peccato che si è esagerato: si assegnava il premio di maggioranza, ovvero il 65% dei seggi, alla lista o al partito che avrebbe ottenuto il 50% dei voti. Una cifra spaventosamente alta, che vide un’azzuffata politica imbarazzante con protagonisti due schieramenti capeggiati dalla DC di De Gasperi e dal PCI di Togliatti; la prima lista raggiunse il 49.8% con un accorpamento Frankeinsteiniano di partiti di ogni tipo. Lo stesso dicasi per l’opposizione.

Per quarant’anni si parlò di riforma elettorale ma non si è mai trovata una via giusta, mentre la spinta del sistema maggioritario a scapito del proporzionale si faceva sempre più forte. Nel ’93, l’attuale presidente della Repubblica presentò, sulla base delle leggi 266-267/1993, la riforma che è nota con il nome Mattarellum, che prevedeva ancora un sistema misto. Il 75% dei seggi doveva essere assegnato su base proporzionale, il rimanente su base maggioritaria. Fin qui poteva sembrare un sistema efficiente, tralasciando le personali opinioni a riguardo, ma la situazione sfuggì di mano con la creazione dello scorporo: i voti ottenuti da un candidato nei collegi maggioritari venivano sottratti al totale dei voti ottenuti nei collegi proporzionali. L’idea era quella di garantire la rappresentatività in Parlamento dei partiti minori. I partiti crearono delle liste farlocche, definite liste civette, che non dovevano prendere voti nei collegi maggioritari e rimanere addirittura sotto la soglia di sbarramento del 4%, così da non viziare troppo i risultati delle reali liste dove si presentavano reali candidati. Quell’anno vinse Berlusconi per il suo primo mandato da premier, con una lista abnorme e scomposta di infiniti partiti e con un problema: a furia di pensare alle liste civette e ai finti candidati, non si potevano assegnare 11 seggi per mancanza di candidati.

Un altro tentativo di creare un sistema maggioritario sotto mentite spoglie fu la legge Calderoli, o Porcellum come definita dallo stesso durante un dibattito nel programma serale di Bruno Vespa Porta a Porta, del 2005. Questa prevedeva un premio di maggioranza alla lista o coalizione che raggiungeva il maggior numero di voti, senza però definire una soglia minima e ponendo dunque il problema della reale rappresentatività dell’elettorato in sede di Parlamento. Oltre a ciò, imponeva la presentazine di liste bloccate, le famose liste in cui non è concesso scegliere il proprio candidato. Tutto ciò fu considerato incostituzionale dalla Corte Costituzionale, perdono per la ripetizione, e dunque abrogato e modificato nel 2014 nella sentenza storica 1/2014 della suddetta Corte con la presentazione della nuova legge recante il titolo Italicum, che non riuscì tuttavia ad ottenere l’appoggio del Parlamento, il quale alla fine la modificò nell’attuale Rosatellum 2.0 descritto all’inizio di questo articolo.

 

Considerazioni finali

Il quesito sulla legge elttorale è un derivato della stabilità di governo, concetto a noi ignoto (ricordo i 64 governi dal ’48 ad oggi, e ricordo i 5 anni di mandato che per legge un Governo dovrebbe sostenere). Da qui la domanda: è meglio un sistema maggioritario, ovvero che trova il Governo nella maggioranza semplice o assoluta dei voti espressi, o un sistema proporzionale, ovvero formato da chi è stato appunto proporzionalemtne più votato? Il primo garantisce certamente una stabilità maggiore, un Governo forte e roccioso, bati pensare al modello inglese, ma penalizza le minoranze e non assicura una rappresentatività ampia. Il secondo, garantisce la totale rappresentatività di ogni partito in base al peso che ha sul territorio, ma allo stesso modo favorisce la nascita di moltissimi partiti. Pensiamo che nel 2013 sono stati presentati 184 simboli.

Oltre a questo, va aggiunto l’insensato obiettivo di ogni opposizione di ogni governo fino ad oggi avuto: ribaltare il governo. Perché questa è l’idea che sta alla base, aldilà della legge elettorale, dei gruppi parlamentari odierni e non solo. Piuttosto che fare un’opposizione responsabile e concreta, che punta non al Governo in sé ma allo sviluppo del proprio Paese e del proprio Popolo, io lo scrivo in maiuscolo, piuttosto che contribuire civilmente al progresso e al miglioramento di una nazione che vede il proprio destino crollare a velocità esponenziale, preferisce infine combattere e non far governare. Ritengo questa la più alta forma di infantilismo della storia politica internazionale. Egoismo, brutale menefreghismo della realtà pur di occupare un posto in un certo punto di un Parlamento, senza creare dibattito, abbandonando la politica e vantarsi della sua distruzione, allontanando i giovani e creando uno scenario apocalittico ogni giorno più nero. Il Popolo assiste ogni volta all’assassinio della democrazia di cui tanto ci vantiamo, quando un partito perdente ostacola ad ogni modo il partito di Governo per mangiare la merendina che, secondo lui ma non secondo l’elettorato, spetta a lui, unico illuminato da Voltaire in persona.

Questa è la verità, prima della legge elettorale bisogna fare una giusta opposizione, una giusta politica che non sia solo accuse e sfiducia e ostruzionismo, ma sia anche rispetto per questo Paese e per questo Popolo.


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Redazione

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