Licenziamento nonostante il divieto in vigore: si ha diritto alla Naspi?

Il lavoratore licenziato durante il divieto di recesso del contratto di lavoro per motivi economici ha comunque diritto alla Naspi.

Il Decreto Cura Italia prima ed il Decreto Rilancio poi, hanno introdotto ed esteso il divieto di licenziamento per motivi economici da parte delle aziende per tutelare i lavoratori durante il periodo dell’emergenza COVID-19.

Divieto licenziamento per motivi economici

Inizialmente previsto dal 17 marzo al 17 maggio e poi prorogato fino al 17 agosto, il divieto dovrebbe impedire alle aziende di licenziare i propri dipendenti per giustificato motivo oggettivo (ovvero per motivi economici; resta inteso che i licenziamenti per motivi disciplinari non sono vietati).

Quello che si si chiede, a questo punto, è se il dipendente licenziato ingiustamente durante il periodo di divieto al licenziamento abbia o meno diritto all’indennità di disoccupazione Naspi.

La domanda è lecita visto che alcune aziende, nonostante il divieto, hanno comunque licenziato i propri dipendenti. L’INPS chiarisce che, in questi casi, la Naspi spetta anche a chi è stato licenziato nonostante il divieto nel periodo compreso tra 17 marzo ed il 17 agosto 2020.

L’istituto spiega che il diritto alla Naspi non viene meno neanche se si viene licenziati durante il periodo di divieto in vigore fino al 17 agosto. Per il diritto all’indennità di disoccupazione, infatti, secondo quanto fa notare il Ministero del Lavoro,  non conta il fatto che il licenziamento in questione possa essere considerato nullo a causa del divieto in vigore.

In ogni caso, specifica il ministero, l’accertamento per la legittimità del licenziamento spetta al giudice (e potrebbe richiedere tempi abbastanza lunghi) , ma nel frattempo il lavoratore deve essere tutelato e proprio per questo motivo il diritto alla Naspi non viene meno.

Resta inteso, fa notare l’INPS,  che nel caso che il lavoratore licenziato venga reintegrato in azienda a seguito di una sentenza del giudice (che può avvenire solo nel caso si avvii una causa di lavoro) l’istituto potrà recuperare le somme versate a titolo di indennità di disoccupazione.

Il datore di lavoro, inoltre, può revocare anche il licenziamento facendo partire la fruizione della cassa integrazione dalla data in cui il dipendente sarebbe stato licenziato. Anche in questo caso, fruendo il dipendente per quel periodo dell’integrazione salariale, sarà costretto a restituire all’INPS le somme ricevute a titolo di indennità di disoccupazione.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.