Licenziamento prima del COVID: è legale quello che è successo?

Per i licenziamenti intervenuti prima del 17 marzo ed avviati prima del 23 febbraio la legittimità e la validità c’è?

Come ormai tutti ben sappiamo, il Decreto Cura Italia ha bloccato per 60 giorni i licenziamenti, il Decreto Rilancio, poi, ha prorogato tale blocco per ulteriori 90 giorni. I licenziamenti, quindi, sono stati impediti per tutta la durata dell’emergenza e anche oltre. Vediamo, però, a quali contratti si applicano, quando sono possibile e da quando decorre tale divieto.

Licenziamento legittimo o no?

Una nostra lettrice, preoccupata, ci espone quanto accaduto al figlio: Buongiorno,
Le voglio sottoporre questo quesito. Mio figlio ha stipulato contratto di lavoro co.co.co presso un palestra, in data 01.10.2019 di durata annuale con scadenza 30.09.2020, con diritto di recesso da parte del datore con preavviso di 60 gg.. recesso che è avvenuto in data 27 gennaio 2020. Mio figlio ha firmato il recesso con obbligo da parte del datore di lavoro di corrispondere due mensilità. La mensilità di febbraio è stata erogata. Per quanto riguarda marzo la mensilità non è stata erogata perchè con il lockdown le palestre sono state chiuse. Ora chiedo è legale questo? E ancora visto che poi nel primo DPCM i licenziamenti sono stati bloccati per due mesi è valido il licenziamento che decorre dal 27 gennaio 2020? Grazie se vorrà rispondere.
Cordialmente una mamma in pena.

Dopo il Decreto Cura Italia, entrato in vigore il 17 marzo 2020, sono state sospese le procedure di licenziamento. Con il Decreto Rilancio il blocco è stato confermato per 5 mesi. Entrambi i decreti bloccano tutte le procedure di licenziamento avviate dopo il 23 febbraio e ed vietato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo dall’entrata in vigore del Decreto Cura Italia (17 marzo). Da tale data, quindi, il datore di lavoro non può recedere contratti in essere per un giustificato motivo oggettivo .

Dal blocco sono, però, esclusi i licenziamenti per giusta causa, quelli per giustificato motivo soggettivo (che comprendono anche quelli per motivi disciplinari), licenziamenti per raggiungimento dell’età massima  per accedere alla pensione di vecchiaia, il licenziamento per il superamento del periodo di comporto, licenziamenti per inidoineità,  licenziamenti durante il periodo di prova, risoluzione dei contratti di apprendistato.

Nel caso di suo figlio, a prescindere dal tipo di contratto (i cococo non sono inclusi nel blocco dei licenziamenti) e dalla motivazione che ha portato a recedere il contratto di collaborazione, essendo in ogni caso interventuto il licenziamento prima dell’entrata in vigore del decreto che ne prevede il blocco, sarebbe stato legittimo in ogni caso.

Per quanto riguarda, invece, la mensilità di marzo che non è stata corrisposta suo figlio può pretendere la soddisfazione del recesso che ha firmato chiedendo la somma stabilita anche per il mese di marzo (visto che quanto firmato non era vincolato alla chiusura o meno della palestra)


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.