Licenziamento: quando non c’è l’obbligo di preavviso?

Quando un datore di lavoro può omettere il preavviso al licenziamento? Ecco tutte le novità

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un’azienda, nel caso in cui non si dia il preavviso al licenziamento, ad un dipendente che abbia già compiuto l’età pensionabile.

I fatti

La Corte di Cassazione con la sentenza n° 521 dell’11 gennaio 2019, ha deciso su un ricorso presentato da un dipendente, che è stato licenziato senza preavviso in quanto già compiuto l’età pensionabile. L’azienda che ha licenziato il dipendente senza il rispetto del preavviso deve al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso di recesso. Questo è ciò che ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza su detta. I giudici si sono pronunciati sulla legittimità dell’operato dell’azienda che aveva licenziato, un dirigente dell’impresa che aveva raggiunto i 65 anni d’età.

Il rapporto di lavoro in data 29 ottobre 2007 e nel 17 maggio 2010 era stato prorogato con le apposite delibere del CdA, che il dirigente aveva puntualmente sottoscritto. L’azienda sosteneva che grazie a tali proroghe, il rapporto di lavoro sarebbe rientrato nell’area della libera recedibilità. Quindi poteva essere sciolto senza alcun ulteriore atto formale.

La decisione

La Cassazione ha smontato la tesi della difesa dell’azienda con due punti.

Il primo punto è che  i giudici hanno considerato le delibere del CdA come atti con cui l’azienda ha rinviato a scadenze successive ogni decisione sulla prosecuzione del rapporto o sulla sua risoluzione. Inoltre i giudici hanno ritenuto che da queste delibere non  si evinceva la volontà dell’azienda di recedere dal rapporto di lavoro e, quindi, non poteva conteggiare la decorrenza del periodo di preavviso.

Il secondo punto è che i giudici in base a quanto riporta l’articolo 4 della legge 108/1990, ritengono che nel lavoro privato, diversamente da ciò che accade nel settore pubblico, il compimento dell’età pensionabile o il raggiungimento dei requisiti  per accedere alla pensione di vecchiaia determinano soltanto la recedibilità “ad nutum” dal rapporto di lavoro. Quindi, il venire meno del regime di stabilità, non già la automatica estinzione del rapporto stesso, pertanto, in assenza di un valido atto risolutivo del datore di lavoro, il rapporto di lavoro prosegue con diritto del lavoratore a ricevere le retribuzioni anche dopo il raggiungimento dell’allora 65 anni, che invece ora sono 67 anni di età.

In conclusione, nei rapporti di lavoro privato la risoluzione del rapporto per limiti di età anagrafica, vi è sempre l’obbligo di preavviso. Quindi nella fattispecie i giudici hanno respinto il ricorso dell’azienda. Consegue che, nel campo dei rapporti di lavoro di natura privato, per la risoluzione del rapporto per limiti di età anagrafica del lavoratore, al datore di lavoro è imposto comunque l’obbligo di preavviso. I giudici oltre a respingere il ricorso dell’azienda, hanno anche stabilito di far corrispondere, da parte dell’azienda nei confronti del dirigente. l’indennità sostitutiva del preavviso al momento della risoluzione del rapporto di lavoro.

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Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.