Lo spread tra BTp e Bund crolla ai minimi da fine settembre e anche grazie a Macron

Nel tardo pomeriggio odierno, il differenziale di rendimento tra BTp e Bund a 10 anni crolla in area 275 punti base sulle voci di un accordo tra Italia e Commissione europea per un deficit nel 2019 al 2% del pil, inferiore al 2,4% precedentemente fissato dal governo Conte. Lo spread, termometro delle tensioni sui bond […]

Nel tardo pomeriggio odierno, il differenziale di rendimento tra BTp e Bund a 10 anni crolla in area 275 punti base sulle voci di un accordo tra Italia e Commissione europea per un deficit nel 2019 al 2% del pil, inferiore al 2,4% precedentemente fissato dal governo Conte. Lo spread, termometro delle tensioni sui bond nell’Eurozona, si riporta così ai livelli di due mesi e mezzo fa, quando iniziava la sua esplosione ai massimi dal 2013 sullo scontro tra Roma e Bruxelles sulla manovra di bilancio, con l’apertura della procedura d’infrazione intimata dai commissari.

I rendimenti decennali dei nostri BTp si sono portati poco sopra il 3%, quando alla metà di novembre risultavano saliti fin sopra il 3,60%. Si tratta di un trend abbastanza positivo per il nostro debito sovrano sul mercato, anche se bisogna riconoscere che siamo ben lontani da una normalizzazione delle condizioni finanziarie, se è vero che ancora i Bonos della Spagna per la medesima scadenza offrono meno della metà e che persino i decennali del Portogallo rendono circa 130 punti base in meno.

Involontariamente, ci starebbe dando una mano il presidente francese Emmanuel Macron, l’uomo che più di tutti in Europa si è esposto contro il nostro governo, auto-definendosi nemico dei populisti. Lunedì sera, al fine di tendere la mano ai francesi dopo le forti proteste dei cosiddetti “gilet gialli” delle ultime settimane, egli ha tenuto un discorso televisivo, nel quale ha annunciato alcune misure sociali, come la detassazione degli straordinari e dei bonus, l’innalzamento del salario minimo di 100 euro al mese e anch’esso detassato per le imprese, la cancellazione degli aumenti delle accise e dei contributi a carico dei pensionati fino a 2.000 euro al mese. In tutto, trattasi di misure onerose per circa 10 miliardi all’anno come minimo.

Il governo del premier Edouard Philippe aveva fissato al 2,8% il deficit per l’anno prossimo, ma con queste novità rischia di portarlo al 3,4%. Ora, se da un lato la Commissione europea per bocca del francese Pierre Moscovici, il guardiano dei conti pubblici nell’Eurozona, si è affrettata a chiarire che non sarebbe possibile tenere un paragone tra la situazione di Roma e quella di Parigi, è evidente come nella partita sul deficit italiano, quest’oggi la posizione dei commissari risulta di molto più debole, a meno che non si mostrino intenzionati a sanzionare pure la Francia sull’eccesso di deficit, cosa che non sembra.

Alla fine, le parti dovrebbero accordarsi per un deficit al 2%, a metà strada tra il 2,4% fissato dal governo nella stesura iniziale della manovra e l’1,6% a cui la Commissione si sarebbe tendeva, in subordine allo 0,8% concordato con il governo Gentiloni e da mesi ritenuto un obiettivo irrealistico. Questo dovrebbe (condizionale più che d’obbligo) allontanare il rischio di una procedura d’infrazione contro l’Italia, favorendo il ri-afflusso dei capitali esteri sul mercato dei BTp. Già oggi, ad esempio, i rendimenti dei BoT a 1 anno all’asta sono scesi allo 0,37% dallo 0,63% del collocamento di un mese fa, segno che tra gli investitori vi sarebbe un clima più disteso sui nostri titoli. Se tutto dovesse concludersi per il meglio, magari con una semplice tirata di orecchie da parte dei commissari, quel 3% offerto dai BTp farà gola ai fondi internazionali, se si pensa che ancora un Bund di pari scadenza rende meno di 10 volte.


Per essere sempre aggiornato, seguici su: Facebook - Twitter - Gnews - Telegram - Instagram - Pinterest - Youtube

Condividi questo articolo sui Social
TwitterFacebookLinkedInPin ItWhatsApp