Mafia: cambiare presto normativa antiracket vecchia di vent’anni

Lotta alla Mafia: In occasione del ricordo e omaggio all’imprenditore Libero Grassi, il Commissario straordinario Cuttaia ha sottolineato modifica legge.

Lotta alla Mafia: In occasione del ricordo e omaggio all’imprenditore Libero Grassi, il Commissario straordinario Cuttaia ha sottolineato la necessità di cambiare presto la normativa vecchia di 20 anni.

A Palermo si è svolta la cerimonia per il 27 anniversario del barbaro assassinio di Libero Grassi.

Chi era Libero Grassi

libero grassiE’ stato un imprenditore italiano, ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo. È divenuto simbolo della lotta alla criminalità. La sua frase e monito per il futuro rivolta ai suoi estorsori: Io non sono pazzo: non mi piace pagare. È una rinunzia alla mia dignità di imprenditore”.

Nacque  a Catania, ma si trasferì all’età di  8 anni a Palermo con i  genitori che gli diedero il  nome di Libero in ricordo del sacrificio di Giacomo Matteotti.  Di famiglia ed educazione  antifascista  matura una posizione avversa al regime di Benito Mussolini.

Dopo aver avuto alcuni problemi con la fabbrica di famiglia, la Sigma, viene preso di mira da Cosa Nostra, che pretende il pagamento del pizzo. Libero Grassi ha il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia e di uscire allo scoperto, con grande esposizione mediatica. L’imprenditore denuncia gli estorsori (i fratelli Avitabile, arrestati il 19 marzo 1991 assieme a un complice), e rifiuta l’offerta di una scorta personale. Il 29 agosto del 1991, alle 7:30 fu assassinato a  Palermo con quattro colpi di pistola mentre si recava a piedi al lavoro.

A seguito della suo morte fu varato  il decreto che porta alla legge anti-racket  con l’istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. La vedova Pina Maisano Grassi, nonostante minacce e intimidazioni, prosegue la lotta per la legalità in nome del marito, all’interno delle istituzioni e al fianco della società civile in sostegno delle tante associazioni anti-racket sorte dal 1991 non solo in  Sicilia ma  nel resto d’Italia.

 

Associazioni Anti-racket

Le Associazioni svolgono importanti funzioni in ausilio promuovendo iniziative per il contrasto al racket e all’usura e difendono le vittime della criminalità anche attraverso la costituzione di parte civile nei relativi procedimenti penali, tutelando gli interessi dei soggetti aventi diritto ai benefici delle leggi n. 108/1996 e n. 44/1999. Perseguono, inoltre, l’obiettivo del rafforzamento della rete di fiducia sul territorio, attraverso iniziative concrete, quali il coinvolgimento diretto dei cittadini/consumatori nelle politiche di solidarietà in favore degli operatori economici che prediligono scelte fondate sulla legalità. Per la  rilevanza delle funzioni svolte e sulla base delle opportune verifiche delle concrete attività poste in essere in questo delicato settore periodicamente l’elenco  delle associazioni è soggetto a verifica. Un doveroso omaggio al sacrificio di un coraggioso imprenditore come Libero Grassi e, al tempo stesso, la testimonianza dell’opera che istituzioni e comunità conducono quotidianamente per contrastare la criminalità organizzata.

La situazione oggi

Nonostante i buoni propositi pare che il numero delle denuncie sia in calo. Ma non perché il fenomeno sia  retrocesso ma per la obsoleta normativa.

A Palermo il prefetto Cuttaia ha dichiarato lanciando un appello al nuovo esecutivo: “Per poter raggiungere al più presto risultati positivi sul fronte dell’antiracket va adeguata la normativa, che risale ormai a più di 20 anni fa, quando c’erano situazioni diverse”. La lotta al racket riguarda tutte le parti politiche e va affrontata da tutti.  “L’anno scorso sia la Commissione giustizia che la Commissione antimafia avevano recepito in senso positivo alcune indicazioni che avevamo fornito ma poi il termine della legislatura non ha consentito di andare avanti. Questa legislatura ancora non è entrata pienamente in attività, dobbiamo recuperare il tempo perduto ed essere più solleciti per quanto riguarda il sostegno economico da dare alle vittime. I tempi devono essere rapidissimi, quindi serve un sistema che consenta una maggiore rapidità dei tempi. Oggi la legislazione è ferma al ristoro dei danni, ma spesso i danni non si vedono. Perché l’estorsione ormai viene esplicata in modo molto più sofisticata rispetto al passato“.

I riscontri e le osservazioni delle vittime

A seguito delle dichiarazione del Commissario Cuttaia, un simbolo della lotta all’usura ed estorsione ha voluto dire la sua; Franca Decandia con un post su facebook non ha peli sulla lingua ed da dichiarato: – Per la verità in questi anni alla legge ci hanno già messo mano .ma non certo per migliorare le condizioni delle vittime. Ora che pare sia in procinto di lasciare il Commissario Cuttaia si rende conto che esistiamo anche noi vittime?  Che i tempi delle vittime non sono gli stessi della burocrazia e dei suoi funzionari e di quelli delle Prefetture? Che i nuclei di valutazione delle Prefetture spesso composti da commercialisti, ex bancari e qualche ragioniere non sempre capiscono a fondo la metodologia per quantificare i giusti danni e si riuniscono quando fa loro comodo?  Il Commissario parla di diminuite denunce, ma come con tutte le passeggiate e i convegni che ha fatto con la FAI non siete riusciti a convincere la gente a denunciare e ci sono riuscita io? Lei parla di convenienza della denuncia, frase del Paladino dell’antiracket Tano Grasso che fece riempire le città di manifesti con scritto DENUNCIARE CONVIENE.
Io sottolineo che  denunciare è innanzitutto un dovere civile, poi se vi è la convenienza certo è meglio!

Ma non si possono tenere le vittime in balia di dipendenti pubblici anni e anni. Le vittime nel frattempo perdono tutto molti falliscono. Non si possono mettere incompetenti nelle Prefetture a gestire le vittime”.

Vittime di serie A e serie B

Pare che  ci sia differenza tra le vittime di questo barbaro fenomeno. La Decandia sottolinea che inizialmente la sua associazione di vittime per le vittime venne elogiata per il suo operato e pertanto avrebbe avuto la più ampia disponibilità  ma nei fatti sia avvenuto il contrario : – “Ci disse il  Commissario Cuttaia durante l’incontro, che siccome sapeva che lavoravano bene dalle informazioni prese dal predecessore il dott Giuffrè , avremmo sempre avuto la sua più ampia disponibilità fino a che non ha incontrato Tano Grasso (nella cui associazione la Decandia ne faceva parte). Fino ad allora il funzionario col quale avevamo contatti diretti si era dimostrato sempre disponibile successivamente ci fu detto che i contatti e le pratiche sarebbero dovuti essere instaurati solo via PEC.  La Legge certo  va rivista ma non solo da un’unica associazione. Si dovrà rivedere la Legge con le associazioni che hanno davvero fatto antiusura e antiracket, non business sul dramma delle vittime. Io ne parlo da anni dei tempi lunghi. Ha ucciso più gente la burocrazia estrema, di quanto ne ha fatto usura e racket!”

Secondo la Decandia il nucleo di valutazione dovrebbe essere composto dalla polizia tributaria e modificato il comitato con una rotazione tra tutte le associazioni che si occupano da vent’anni di usura, estorsione e racket.

Le associazioni sono fatte da persone che spesso si fanno prendere la mano dal lato umano del commettere errori a danno del prossimo.  I principi che hanno portato alla fondazione e partecipazione ad una realtà associativa come la tutela del imprenditore e cittadino sono validi ma spesso  può capitare che per colpa di qualche mela marcia una parte del paniere ne risenta.

La FAI

In merito alle bufere che spesso nascono sulla pelle però dei più deboli, a fine giugno  ha rilasciato una toccante dichiarazione  il presidente della FAI Puglia, Renato De Scisciolo:

“Noi non prediamo soldi statali ma ci finanziamo con il contributo dei comuni,  delle vittime e personali. A me non piace fare passerelle o convegni. A me piace la pratica, stare con gli imprenditori. Abbiamo avuto vittime che hanno riaperto l’attività grazie al fondo ma anche vittime che non lo hanno ricevuto ma cerchiamo lo stesso con altri mezzi di aiutarli. Stiamo aspettando che venga promulgata la legge antiracket  in Puglia per incentivare la prevenzione. Abbiamo da tempo richiesto la modifica della legge 44/99. Invece di sparlare perché non ci uniamo per far cambiare la legge?”

Le prospettive

Continuare a perseguire la legalità e come dice un altro imprenditore oggetto di numerosi attentati  perché ha voluto combattere la cosiddetta agromafia Maurizio Ciaculli: “uniti si può”.

Facendo attenzione con chi ci si unisce e diffidando da chi usa tali vittime per scopi personali è necessario fare presto perché le vittime lasciate senza sostentamento potrebbero prendere altre strade senza ritorno.

Per essere sempre aggiornati, seguiteci su: Facebook – Twitter – Gnews – Instragram – Pinterest e WhatsApp al numero +39 3515397062

Mariangela Palmisano

Guida ed accompagnatrice turistica. Giornalista pubblicista da luglio 2016. Mamma di 3 figli (Cosimo, Anna e Francesco Pio) Presidente de "l'occhiazzurra" una associazione culturale fondata dalla mia defunta cugina la poetessa Angela Palmisano. Amo il mio Paese e non amo le ingiustizie e le persone incoerenti.
Follow Me: