Guidare un’auto intestata ad altri, rischi e obblighi: cosa succede e quando è possibile

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05/05/2023

Guidare un’auto intestata ad altri, rischi e obblighi: cosa succede e quando è possibile

Sempre più automobilisti decidono di intestare la propria auto a un’altra persona, a volte per risparmiare sui costi di assicurazione, altre per ragioni di comodo, spesso legate ad avere un ISEE più basso.

Se non si ha nessun parente nel proprio nucleo familiare che ha una polizza assicurativa in prima categoria, infatti, non è possibile usufruire della legge Bersani per ottenere un buon prezzo sul costo della polizza RCA. Inoltre, il valore del mezzo potrebbe pesare molto sul reddito familiare, comportando non poche difficoltà per accedere a bonus e benefici attraverso il proprio ISEE.

Ad ogni modo, circolare con un’auto intestata a un’altra persona non è sempre lecito, e in alcuni casi specifici potrebbe scattare una multa molto salata. Vediamo quindi quando è possibile circolare con un’auto altrui, quali sono i casi in cui si viene sanzionati e quando invece è lecito intestare l’auto a un’altra persona.

Cosa succede se guido l’auto di un’altra persona

In primo luogo occorre dire che guidare l’auto di un’altra persona è possibile e lecito, ma soltanto per un tempo limitato. Qualora il soggetto al quale è intestata l’auto non si trovi nello stesso stato di famiglia, dunque nel medesimo nucleo familiare, è possibile guidare l’auto altrui soltanto per 30 giorni.

In un momento successivo possono scattare delle multe anche parecchio elevate. La legge che lo dispone è stata emanata il 3 novembre del 2014. Questo vale a sapere che, per le auto immatricolate in un momento antecedente non c’è problema nel guidare l’auto di un’altra persona, anche se passano più di trenta giorni.


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Se invece l’auto appartiene ad un familiare presente nel proprio nucleo familiare, dunque convivente, l’auto è liberamente utilizzabile da tutti i componenti del nucleo. Per fare un esempio, in questo caso il marito può intestare l’auto alla moglie e i figli possano utilizzare l’auto dei propri genitori.

Anche i neopatentati possono utilizzare l’auto dei propri genitori, tuttavia devono aver stipulato una polizza che a monte prevede la guida per i principianti.

Le multe per chi guida l’auto altrui

Il limite temporale entro il quale è possibile guidare stabilmente un’auto di un’altra persona è di soli 30 giorni. Dopo i 30 giorni bisogna segnare sul libretto di circolazione chi possiede stabilmente l’auto. Per effettuare questa annotazione, occorre recarsi in motorizzazione oppure affidarsi a un servizio di gestione pratiche automobilistiche. Nel caso in cui si continui a guidare l’auto di altre persone oltre i 30 giorni, si è in contravvenzione.

In particolare la multa per chi guida l’auto altrui oltre il termine indicato va da 516,46 a 2.582,28 euro, e in questo caso vi è anche il ritiro della carta di circolazione.

Quando si può guidare l’auto altrui oltre il termine massimo

La norma del 2014 che regola la disciplina può essere sintetizzata in questa maniera:

  • Non è possibile guidare oltre i 30 giorni l’auto di un soggetto che non è presente nel proprio stato di famiglia;
  • Si può utilizzare un’auto presa in prestito da un amico o familiare non convivente per soli 30 giorni;
  • Si può utilizzare l’auto di un familiare convivente senza limite temporale.

A tutto questo, però, abbiamo un eccezione: in alcuni casi è possibile guidare l’auto intestata a un altro senza limiti di tempo. Questo succede nel momento in cui l’auto altrui viene utilizzata anche dal legittimo proprietario.


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Il caso è quello di un utilizzo condiviso e non personale ed esclusivo della vettura. Rientra nei casi in cui l’auto viene utilizzata dall’uno all’altro conducente in maniera indifferente. Qualora ci sia un accordo, anche tacito, tra le parti, l’auto può essere priva della notazione sul libretto. Tutto questo purché, giova sottolinearlo, l’uso dell’auto altrui non sia esclusiva e personale.

Guidare l’auto di familiari non conviventi

A questo punto si potrebbe obiettare che è possibile guidare l’auto di familiari stretti, ancorché non conviventi. Anche in questo caso, però, valgono le regole dettate in precedenza. In particolare, alla stregua della guida dell’auto altrui comune, non si può guidare l’auto di un familiare se non è presente nello stesso stato di famiglia del conducente.

In questo caso vale il limite anzidetto dei 30 giorni, e stesso discorso si deve fare per i soggetti che vogliono guidare l’auto del proprio convivente di fatto.

Se non si figura nello stesso stato di famiglia, i due soggetti dovranno segnare sul libretto il nome del possessore, perché all’anagrafe non risulta alcun legame specifico. Questo non si verifica nel momento in cui i due familiari conviventi risiedono sotto lo stesso tetto. Se hanno una residenza comune, infatti, la coppia di fatto figura nello stesso nucleo familiare anche all’anagrafe.

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