Incentivi auto: extrabonus per redditi fino a 30000 euro

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08/08/2022

Incentivi auto: extrabonus per redditi fino a 30000 euro

Il rilancio degli incentivi auto passa non solo per la vendita di vetture meno inquinanti, ma anche per un aiuto più consistente in favore dei cittadini con redditi medio bassi. È questa la strategia scelta dal governo per sostenere la transizione verde all’interno del settore. Con il via libera dl Mef al nuovo Dpcm, la rimodulazione degli incentivi avrà effetto nel breve termine.

In particolare, tra i maggiori beneficiari ci saranno le persone con un reddito inferiore a 30mila euro. Questi cittadini potranno usufruire di un aumento del contributo pubblico per l’acquisto di veicoli non inquinanti. Tanto da arrivare, in favore di alcuni modelli, a un +50% rispetto alla situazione pregressa.

Incentivi auto, cosa cambia con la nuova rimodulazione

Come anticipato, la rimodulazione degli incentivi vede arrivare importanti vantaggi per i cittadini con redditi medio bassi. Attualmente i vantaggi corrispondono a 3mila euro senza rottamazione e a 5mila con la rottamazione, acquistando un’auto elettrica. Lo sconto per coloro che hanno un reddito inferiore a 30mila euro passerà rispettivamente a 4500 euro e a 7500 euro.

Se prendiamo in considerazione invece le auto ibride, lo sconto attuale varia tra i 2mila e i 4mila euro. Anche in questo caso, la rimodulazione innalzerà per i redditi bassi lo sconto rispettivamente a 3mila e a 6mila euro. Rimangono valide le altre regole di base e di utilizzo. Sarà infatti possibile ottenere lo sconto solo per un membro dello stesso nucleo familiare.


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La platea degli incentivi auto estesa anche alle persone giuridiche

Tra le novità in arrivo c’è inoltre l’estensione del bonus auto anche alle persone giuridiche che noleggiano le autovetture. È necessario però mantenerne la proprietà per almeno 12 mesi. L’allargamento dei beneficiari è stata decisa dal governo per impiegare la quota ancora significativa di risorse rimaste a disposizione.

Le proiezioni del Mise sull’impiego degli incentivi auto parlano infatti di 174 milioni di euro ancora a disposizione per le auto elettriche. In origine, ne erano stati stanziati 220 milioni. Per le ibride, restano 197 milioni di euro da impiegare, contro i 225 milioni stanziati.

Il ministro Giorgetti ha spiegato che “la quota di mercato prevalente è di produzioni italiane e con questa misura aumenteremo la penetrazione di veicoli a basse emissioni”. Allo stesso tempo, “continuando a sostenere le produzioni industriali, secondo il disegno che avevo in mente all’inizio del mio mandato”.

I commenti delle associazioni e delle parti sociali

Dopo l’annuncio del nuovo provvedimento non si sono fatti attendere i commenti delle associazioni di categoria e delle parti sociali. L’Unrae ha accolto con favore l’allargamento della platea, in particolare con l’ingresso del settore noleggio. L’associazione ricorda che così facendo viene sanato il vulnus che discriminava senza motivo i consumatori sulla base della modalità di acquisto.

Le principali sigle sindacali parlano invece della necessità di attrarre investimenti all’interno delle tecnologie innovative, al fine di dare il via alla riconversione della filiera produttiva. Il passaggio dal motore endotermico a quello elettrico rischia infatti di creare grosse difficoltà nel settore dal punto di vista dell’occupazione.

Incentivi auto 2022: tra chiaro scuro, la nuova prova con il cambio di marcia

Il cambio di marcia sugli incentivi auto appena evidenziato rappresenterà l’ultimo banco di prova dell’anno per il settore. Infatti, il piano di sconti garantito dal governo nel corso del 2022 ha visto un importante riscontro d’interesse solo per le vetture con prezzi più abbordabili. Si tratta delle auto con emissioni che vanno da 61 a 135 g/km di Co2. Le altre fasce di emissioni hanno visto dati molto deludenti.


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Tra queste rientrano anche le ibride plug in e le ancora più costose auto elettriche. Si tratta di auto il cui costo d’ingresso è ancora molto elevato. E sulle quali, evidentemente, gli incentivi non sono sufficienti per convincere i potenziali acquirenti. Ecco perché i nuovi correttivi, con l’innalzamento dei contributi per i redditi più bassi, rappresentano un vero test per la seconda parte dell’anno.