ONU preoccupata per il boom delle batterie per auto elettriche

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02/07/2020

C’è preoccupazione all’ONU per le implicazioni sociali e ambientali dell’estrazione dei materiali necessari per produrre batterie per auto elettriche

ONU preoccupata per il boom delle batterie per auto elettriche

C’è preoccupazione all’ONU per le implicazioni sociali e ambientali dell’estrazione dei materiali necessari per produrre batterie per auto elettriche. L’entità presume che la sua domanda si moltiplicherà nel prossimo futuro e chiede il monitoraggio di questa attività per garantire il rispetto dei diritti umani. La Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo stima che il mercato delle batterie per auto raggiungerà i 58.000 milioni di dollari già nel 2024, moltiplicando così per otto i 7.000 milioni che attualmente muove. L’ONU stima che nel prossimo decennio saranno venduti 23 milioni di veicoli elettrici.

C’è preoccupazione all’ONU per le implicazioni dell’estrazione dei materiali necessari per produrre batterie per auto elettriche

Per far fronte a questo aumento della domanda, le Nazioni Unite esortano i produttori a perfezionare le batterie per ridurre la dipendenza da materiali concentrati in pochissimi paesi, a sviluppare tecniche di estrazione più sostenibili e a riciclare le batterie usate. Due terzi della produzione mondiale di cobalto provengono dal Congo. L’UNICEF riferisce che il 20% proviene da miniere artigianali, in grado di registrare violazioni dei diritti umani. La stessa entità stima che circa 40.000 bambini lavorano in questi centri in condizioni molto pericolose con un salario molto basso.

Le Nazioni Unite stanno anche facendo l’esempio del Cile, dove l’industria mineraria al litio consuma il 65% dell’acqua nel Salar de Atacama. Sottolineano che ciò ha costretto l’emigrazione degli agricoltori locali e che ha contribuito al degrado ambientale dell’ambiente, contaminando sia la terra che le acque sotterranee. L’ONU riconosce che questi paesi avranno nuove opportunità commerciali nei prossimi anni, quindi raccomanda di investire in raffinerie e fabbriche in loco al fine di elaborare autonomamente le materie prime, aumentando così i loro benefici economici.


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