The Cure – Pornography,la morte interiore

The Cure – Pornography recensione album

Pornography dei Cure rappresenta l’ultimo capitolo della trilogia dark wave iniziato con Seventeen Seconds e proseguito successivamente con Faith. I Cure ormai consapevoli di aver tracciato una linea retta nella scena punk,si dirigono con grande maestria a concludere quello che sarebbe il loro periodo più dark e più oscuro. Pornography considerato da molti il capolavoro dei Cure è il punto di non ritorno a quelle sonorità gotiche e fredde che Smith & Co. ci hanno abituati ad ascoltare,il punto più basso della condizione umana che trascina fino alla morte.

Il basso pulsante e la fredda batteria elettronica di One Hundred Years ci portano dritto a quel suono wave anni 80 della darkwave e del post punk per certi versi quasi ossessivo e la voce urlante di Smith che reclama “Non importa se moriamo tutti” è quasi a recitare una fine epocale. A Short Term Effect ci stupisce per la sua tipica ballata su un basso quasi ipnotico dalle atmosfere gotiche che per certi versi risulta essere estraneo a quello che abbiamo ascoltato finora. Il ritmo nevrotico e forsennato di The Hanging Garden è uno dei richiami alle oscurità di Faith la voce sofferente di Smith sul ritmo tribale della batteria è un qualcosa di veramente insolito.La successiva Siamese Twins dove basso e batteria in sincrono dalle sonorità depresse ci riportano nel buio totale,il suono per certi versi quasi ipnotico da quel senso di equilibrismo dove magia e attesa fanno si che sia una delle perle dell’album. The Figurehead ripercorre lo stesso percorso sonoro della precedente anche se ha più una sonorità da ballata. La voce di Smith lancinante come al solito e il basso martellante di Gallup creano quelle atmosfere surreali, quel torpore che porta al declino di A Strange Day scandita dal ritmo della batteria di Tohlurst ,glaciale,fredda,quasi meccanica per poi ripiombare nel dolore lirico di Cold aperta da un organo gotico da quella sonorità spettrale dove la voce di Smith si sublima su quelle atmosfere cupe per certi versi quasi funeree. Come al solito l’album viene chiuso dalla title track Pornography, una song strana, non una canzone vera e propria ma un susseguirsi di rumori,effetti confusi e distorti che non fanno altro che accentuare il senso di confusione dove Smith rappresenta il simbolo dell’indifferenza emotiva.

Pornography è indubbiamente un grande album che va ascoltato e riascoltato per comprendere il vero senso dell’ossessione che Smith urla nel finale “I must fight this sickness, find a cure” e che ci fa considerare come questo sia il capitolo più buio della vita di Smith e che tutto il suo dolore trasmesso attraverso i testi siano un grido di aiuto dove il punto del baratro è molto vicino. Pornography doveva essere l’ultimo album dei Cure, una sorta di encomio al dolore e alla sofferenza del proprio Io,il punto dell’uomo più basso da raggiungere a livello di esclusione umana.

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Tracklist

N.B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento

  • One Hundred Years (*****)
  • A Short Term Effect (***)
  • The Hanging Garden (****)
  • Siamese Twins (*****)
  • The Figurehead (*****)
  • A Strange Day (***)
  • Cold (***)
  • Pornography (**)

Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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