Neomamme: un esercito di 115mila donne che hanno lasciato il mondo del lavoro perchè non tutelate dalla legge

Le donne che si occupano della famiglia sono sempre più discriminate nel mondo del lavoro.

La tendenza è drammatica: dal 2011 ad oggi sono aumentate del 55% le neomamme che hanno lasciato il lavoro per la cura della famiglia, un trend che mette a nudo le politiche per la famiglia che i governi italiani hanno adottato negli ultimi anni.

Sono moltissime le giovani donne che, nonostante ilJobs Act hanno contratti atipici o a tutele crescenti trovandosi, di fatto, indifese di fronte al proprio datore di lavoro.

Il legislatore, tra l’altro, al di là del congedo obbligatorio e il congedo parentale, non si è occupato di accompagnare le neomamme con il risultato di lasciarle alla mercè del datore di lavoro che, molto spesso, fa poco o nulla per conciliare la vita lavorativa e familiare di una donna.

“Pur in un sistema tutelante come il nostro, l’evoluzione delle modalità di lavoro, rende sempre più complessa la gestione famigliare per una mamma. Non per niente, le aziende più evolute introducono sempre più spesso, anche nell’ambito del welfare aziendale, benefit volti a facilitare la coesistenza dei ruoli di mamma e lavoratrice. Purtroppo, il numero delle aziende che investe risorse in questa direzione è ancora molto limitato e spesso appartiene alla media grande impresa che, come sappiamo, non costituisce il tessuto produttivo italiano” ” spiega Carlo Majer, managing partner insieme a Edgardo Ratti di Littler.

 

Donne senza rete di protezione

Senza una adeguata rete di protezione le donne, molto spesso sono costrette a scegliere tra la carriera e l’accudimento dei figli e anche se con il tempo il concetto stesso di maternità e paternità è molto cambiato a livello legale tutto è rimasto immutato anche se a penalizzare pesantemente le madri molto spesso è il ruolo passivo che rivestono le figure paterne.

Mentre politiche per le famiglie correttamente progettate possono favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro – si legge in uno studio Adapt –, lunghi periodi di congedo rischiano di ridurre competenze e guadagni”.

Il congedo parentale, cui sempre più spesso le mamme sono costrette a ricorrere rischia di diventare un ostacolo per la carriera della donna e favorisce la discriminazione nel confronti di quelle donne che si occupano della famiglia.

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Redazione

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