Non solo il ponte di Genova: ecco gli altri a rischio, allarme non solo italiano

Tra i ponti a stradali a rischio non c’è solo quello crollato a Genova e non solo quelli  progettati da Riccardo Morandi. A rischio anche ponti d’oltralpe.

Tra i ponti a stradali a rischio non c’è solo quello crollato a Genova e non solo quelli  progettati da Riccardo Morandi.  L’ingegnere romano iniziò a lavorare in Calabria negli anni ‘20, ideando strutture in cemento armato per il recupero di edifici che riportavano i danni del terremoto del 1908.

Da Agrigento a Maracaibo, passando per la Libia, sono diverse le strutture che portano il nome di Morandi. Studioso delle strutture di calcestruzzo armato precompresso, nel 1948 ottenne il primo brevetto sul sistema di precompressione che porta il suo nome. Quindi realizzò varie opere in calcestruzzo armato precompresso, tra cui ponti, costruzioni industriali e centrali termoelettriche.

Le sue opere

Morandi esaltò nel corso della sua vita dedicata all’ingegneristica e all’architettura il cemento precompresso cioè trasformato in blocco con la sua anima di acciaio ben protetta all’interno.

Curò, nella sola Roma, cinema e teatri con la stessa cura con cui in Calabria, agli inizi della carriera, aveva plasmato quella specie di DAS  di sua invenzione a rimettere in piedi le chiese ancora diroccate per via del grande terremoto del 1908. Sorsero così, nella Capitale  per esempio  l’Augustus, il Giulio Cesare e il Maestoso.

Ma la sua vera passione erano i ponti ed i viadotti che erano lineari per necessità progettuali e gusto personale, fatti di complesse forme geometriche dimenticando le strutture del passato di ponti antichi pensati con antichi criteri ma nel  ‘900, secolo della rinascita, c’era bisogno secondo lui di nuove linearità.

I ponti di Morandi sono sparsi in mezzo mondo.  Il più famoso era in Venezuela, lungo quasi 9 chilometri, da un capo all’altro della Laguna di Maracaibo che rappresentava uno dei ponti più lunghi del mondo sul quale a metà degli anni ’60 una petroliera urtò un pilone, mandandone una gran parte in fondo all’acqua. L’altro ponte era stato realizzato in Libia, sullo Wuadi al-Kuff e  l’altro fu realizzato a 120 metri d’altezza sullo Storms River in Sudafrica.

Ma è in Italia che si trova la maggior parte dei ponti e dei viadotti realizzati da Morandi, oltre al viadotto dell’autostrada di Genova.

Roma: Viadotto dell’Olimpica su Corso Francia e il  Ponte sull’ansa del Tevere alla Magliana;

Firenze: Ponte Vespucci;

Catanzaro:  Viadotto Fausto Bisantis;

Sulmona:  Ponte Giuseppe Capograssi;

Viadotti per l’autostrada dei Trafori a Stresa;

Lucca: Passerella sul Lago di Vagli;

Benevento:  Ponte di San Nicola;

Lago di Paola a Sabaudia (Latina): Ponte “Giovanni XXIII”

Altri ponti

Non solo quelli del Morandi registrano preoccupazione e non solo quelli in Italia. Quando furono progettati negli anni ’60 i flussi di traffico erano differenti da oggi.

Ma nonostante ciò alcuni ingegneri muovono delle critiche  sulle opere del Morandi. Faceva notare l’ingegnere Antonio Brencich che lanciò l’allarme:  “questo ponte viene indicato come capolavoro dell’ingegneria. In realtà è un esempio del fallimento dell’ingegneria. All’epoca, infatti, l’idea di fare un ponte col cavalletto bilanciato sembrava innovativa e piacque molto. Ne vennero però costruiti solo tre: sulla baia di Maracaibo, alla fine degli anni ’50, sul Polcevera (appunto a Genova) e su una valle in Libia. Il ponte sulla baia di Maracaibo, sempre progettato da Morandi, ebbe un cedimento drammatico. Morandi non riuscì a prevedere che una nave potesse sbagliare la campata. Sotto il ponte di Genova non passavano navi, ma Brencich, nel 2016, individuava altri problemi: – “Negli anni 90, il ponte subì una quantità di lavori enorme, indice che era stata rilevata una corrosione molto più veloce di quel che pensassero era stato necessario  integrare l’impianto originale per impedire situazioni di pericolo. Se dopo 30 anni si devono fare lavori di questo tipo, è un ponte sbagliato. Un ponte deve durare centinaia di anni e 60-70 anni senza manutenzione. Il ponte non era dritto, aveva dei saliscendi, perché venne sbagliato il calcolo della deformazione viscosa, cioè di cosa succede al cemento armato nel tempo.

Pertanto era un ingegnere di grandi intuizioni ma senza grande pratica di calcolo.

Ci sono quelli già crollati, come il viadotto Himera sulla A19 in Sicilia, quello sull’A14 ad Ancona,  il cavalcavia ad Annone Brianza, in provincia di Lecco, e quello sulla tangenziale di Fossano, in provincia di Cuneo.

Poi ci sono quelli che destano qualche preoccupazione solo a guardarli: i due che uniscono Milano a Meda, quelli sulla A6 tra Torino–Savoia, una serie di viadotti in Calabria e alcuni in Campania. Non sono crollati, ma potrebbero farlo!

Non solo Italia

A seguito del crollo del ponte di Genova altri Paesi europei si dicono preoccupati per le loro infrastrutture come la Germania ove risulta in pericolo crollo il ponte sul Reno di Leverkusen sulla A1. Più di 120.000 veicoli si muovono giorno dopo giorno.  La Germania ha stilato una pianta sullo stato dei ponti.

Anche la Francia si interroga sullo stato dei propri viadotti e ponti di cui risulterebbero a rischio circa il 30%.

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Mariangela Palmisano

Guida ed accompagnatrice turistica. Giornalista pubblicista da luglio 2016. Mamma di 3 figli (Cosimo, Anna e Francesco Pio) Presidente de "l'occhiazzurra" una associazione culturale fondata dalla mia defunta cugina la poetessa Angela Palmisano. Amo il mio Paese e non amo le ingiustizie e le persone incoerenti.
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