Ameba dei laghi penetra nel naso e mangia il cervello: anche in Italia?

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27/07/2019

Allarme ameba mangia cervello: al momento in Italia non c’è pericolo ma scopriamo di cosa di tratta.

Ameba dei laghi penetra nel naso e mangia il cervello: anche in Italia?

L’ameba mangia cervello, la Naegleria foowleri, ha colpito ancora. Si tratta di un organismo che provoca infezioni molto gravi e nei casi estremi anche la morte. Il parassita ha colpito ancora negli Stati Uniti, nel North Carolina, dove un uomo 59enne è deceduto dopo aver nuotato in un lago che ospitava il microrganismo. Pochi giorni prima un’altra vittima a Seattle.

Il 59enne sarebbe entrato in contatto con l’ameba il 12 luglio, 15 giorni prima del decesso. Il dipartimento della Salute e dei Servizi umani del North Carolina fa sapere che l’ameba mangia cervello non provoca alcun danno se ingerita, ma se penetra nel naso, magari durante le immersioni, potrebbe essere fatale.

I primi sintomi del contatto

I primi sintomi dell’infezione possono provocare mal di testa, vomito o nausea ma l’infezione progredisce in fretta rendendo la diagnosi difficile e provocando la morte entro 1 o 2 settimane.

Se l’ameba entra nel corpo umano attraverso il naso, infatti, attraverso il nervo olfattivo può raggiungere il cervello distruggendo il tessuto cerebrale (provocando, quindi, una meningoencefalite amebica primaria).

Ameba mangia cervello: anche in Italia?


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I decessi americani hanno destato profonda preoccupazione in tutto il mondo. Poichè l’ameba prolifera nei laghi, molti sono i cittadini di ogni Paese profondamente preoccupati. In Italia, fin ad ora, non è stato registrato alcun caso, ed in Europa l’ultimo caso segnalato risale al 2006, in Portogallo.

Giovanni Maga, virologo dell’istituto di genetica del CNR di pavia spiega che l’influenza miete molte più vittime del patogeno in questione e che in Italia il pericolo non esiste non avendo, il nostro paese, registrato mai nessun caso di decesso.

L’ameba vive in laghi e stagni “Ma per sfociare in un’infezione – continua Giovanni Maga -, l’acqua che ingeriamo deve contenere un numero davvero alto di protozoi, spiega. Si sono adattati ad ambienti temperati e, nonostante il cambiamento climatico possa ampliare la loro zona di adattabilità, non è verosimile che possano diffondersi autonomamente”.

In Italia, quindi, al momento no ce alcun pericolo.