Arte Contemporanea: l’Arte “semplice”?

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03/05/2018

Valorizzazione delle opere e degli artisti della nostra epoca.

Arte Contemporanea: l’Arte “semplice”?

C’era una volta…. -non molto tempo fa a dire il vero-, un vecchio pittore dinanzi alla sua tela, nell’atto di dipingere. Cominciava a delinearsi, attraverso le precise e sottili, ma anche rapide e spesse pennellate, un volto, che doveva essere quello di una donna a giudicare dai tratti, piuttosto classicheggianti. Il pennello intriso di nero, in contrasto con il fondo bianco della tela, rendeva ancor più evidente la figura.

Tratto dopo tratto, mentre il volto aveva ormai preso la sua forma, d’improvviso la mano dell’artista mutando impugnatura per rabbia o dolore chissà, iniziava a coprire quel volto fino a farlo sparire interamente, rimandando alla visione di una tela completamente nera, priva di un seppur minimo spiraglio di luce, priva della possibilità di dire cosa nascondesse. C’era una volta.. e adesso non c’è più!

Arte contemporanea: non sempre è come appare

Quanto descritto è il breve resoconto del video musicale di Claver Gold&Kintsugi, dal titolo “Anima Nera”

preso in prestito per proporre una riflessione sul fatto, non sempre ovvio, che quello che appare, non dice sempre tutta la verità. Così, è l’arte contemporanea, davanti alla quale spesso è più facile dire che non è stata prodotta attraverso particolare sforzo o bravura dell’artista, piuttosto che chiedersi cosa voglia significare e dire veramente.


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Recentemente Ludovico Pratesi nel suo libro “Perché l’Italia non ama più l’arte contemporanea” elenca una serie di situazioni legate primariamente alla mancanza da parte dello Stato e

Arte Contemporanea: l’Arte “semplice”?
Cattura di Cristo, dal ciclo di affreschi padovano con Storie di Gioacchino e Anna, Storie di Maria e Storie di Cristo (1303-1305), Padova, Cappella dell’Arena (o degli Scrovegni)

delle istituzioni della promozione di tale arte, accanto alla denuncia dell’assenza del tentativo di “creare una formula per spiegare i nuovi linguaggi” al pubblico. Preme quest’ultimo aspetto, tralasciando le questioni politiche, rivolto soprattutto a coloro che possiedono i mezzi per dare un valore a ciò che viene presentato. Una via per raggiungere tale obiettivo potrebbe essere quella di educare lo spettatore rendendolo consapevole di un aspetto fondamentale, e cioè che l’arte contemporanea, semplicemente, è altro e non paragonabile, ad esempio, a quella dei grandi artisti del passato, innalzata spesso ad unica fonte di dignità culturale.

E’ importante rammentare che a coloro, le opere venivano commissionate e il loro stato emotivo non pregiudicava l’assegnazione del lavoro. All’eccellente

Arte Contemporanea: l’Arte “semplice”?
Mark Rothko – Orange, Red, Yellow, 1961, Image via reddit.com (Left) / Blue, Orange, Red, 1961, Image wikiart.org (Right)

Giotto (1266-1337) non si chiedeva di far trasparire un messaggio diverso da quello ricercato e nulla si intravedeva del suo stato d’animo nella pittura. Perché ciò non era richiesto. Ciò non doveva interessare l’opera; ed era giusto così. C’erano le importanti commissioni ecclesiastiche, ma anche laiche, come quelle dei ricchi mercanti, re o signori delle città, che attraverso i manufatti esprimevano un messaggio molto chiaro che l’osservatore doveva subito cogliere e associare al committente stesso. Era ciò a rendere ammirevoli queste opere oltre e non da ultimo, le pregevoli doti degli esecutori. Posteriormente, ben seicentotrentasette anni dopo, nasce Markus Rothkowitz meglio conosciuto come Mark Rothko le cui opere giovanili sono state spesso considerate come


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prefigurazioni delle opere classiche, servendosi di particolari forme mitologiche “per dipingere gesti che non riusciva ad ottenere dalle persone”. Solo in seguito renderà tali i suoi personaggi utilizzando superfici e aree di colore quadrangolari, dotati di una propria esistenza. Rothko voleva che “l’identità che si aveva generalmente delle cose fosse ridotta in polvere per eliminare le associazioni (a dir suo

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Profeta, 2008, legno e acciaio, cm 90 x 16,5 x 16,5, foto di Sergie Domingie, Galleria SpazioA, Pistoia – Francesco Carone : un bastone da passeggio con quattro manici suggerisce, nelle intenzioni dell’artista, le direzioni che l’uomo potrà percorrere nel suo cammino.

oltretutto limitate), con cui la società rivestiva gli aspetti dell’ambiente circostante”. Matura così il linguaggio pittorico di un maestro eccezionale, che i profani spesso considerano semplice non tenendo conto, che l’opera è intrisa dell’essere dell’artista e del suo messaggio. Così Rothko e i numerosi artisti contemporanei, non possiedono soltanto un curriculum d’onore perché la moda li ha resi famosi, e sovente decidono di utilizzare materiali alternativi, non perché il colore abbia stancato, ma perché attraverso lo studio e la scelta dei materiali, è tradotto ancor meglio il loro pensiero. Appare quindi indispensabile conoscere queste particolarità per capire e apprezzare l’opera e arrivare a donarle la giusta valorizzazione. Si è, inoltre, troppo abituati a vedere attraverso una concezione del “bello” che non sempre vuole essere dell’arte contemporanea. Quest’arte non lo chiede; anzi supplica di non farlo. Implora di liberarsi dei canoni tradizionali, ma senza dimenticarli. Questa liberazione richiede sforzo, ed è tutt’altro che semplice. Lo spettatore deve predisporsi a farlo! L’arte contemporanea non è frettolosa, non è, paradossalmente, come il tempo contemporaneo, che corre, corre… Essa obbliga fortunatamente alla lentezza di questo tempo, che così non si perde, ma si gode tutto! Una tela nera può dire molto di più di ciò che mostra e un bizzarro bastone poggiato al muro, significare “altro da sé”.