Buoni fruttiferi postali: cosa fare per calcoli sbagliati, suggerimenti di Striscia la Notizia

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16/02/2020

Striscia la Notizia è intervenuta per la difesa del risparmiatore in tema di buoni postali fruttiferi, la cui riscossione non rispecchia le caratteristiche indicate dietro al buono.

Buoni fruttiferi postali: cosa fare per calcoli sbagliati, suggerimenti di Striscia la Notizia

Buoni fruttiferi postali, dai calcoli sbagliati all’incasso, questa è la strana storia di tanti risparmiatori che alla scadenza del buono hanno incassato interessi non corrispondenti a quelli indicati nel retro del buono fruttifero postale. Striscia la Notizia è intervenuta per la difesa del risparmiatore, con il supporto di un consulente del Diritto Bancario, Finanziario e del Consumo per aiutare i clienti che ricevono all’incasso un rimborso dai calcoli non conforme alla sottoscrizione del buono.

Così Moreno Morello, durante la trasmissione televisiva del 12 febbraio con tutte le informazioni necessarie sui buoni fruttiferi postali “vecchi”, per i quali, all’incasso il cliente ha riscontrato un calcolo errato all’atto della riscossione, ha spiegato come richiedere l’integrazione del titolo.

Buoni fruttiferi postali: le info di Moreno Morello di Striscia La Notizia

Striscia La Notizia è intervenuta dietro diverse segnalazioni giunte in redazione da numerosi risparmiatori che si sono visti erogare dei rimborsi nettamente inferiori a quando indicati nei buoni. Nella trasmissione del 12 febbraio, ha evidenziato la storia di un titolare di un buono della serie Q/P di 5 milioni di lire risalente all’87.

Alla scadenza trentennale del buono nel 2017, il risparmiatore ha riscosso il titolo in Poste Italiane, quindi, in sede postale al detentore del buono è stata erogata una somma pari a 33.332 mila euro.


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Ma, il conteggio relativo al buono era nettamente inferiore a quello indicato nella parte posteriore del buono stesso. Per il calcolo errato al signor Giuseppe (titolare del buono) il Tribunale ha emesso una sentenza favorevole, imponendo Poste Italiane a versarle al detentore del buono la somma di 78.404 mila euro, pari più del doppio.

Si tratta di un problema che (forse) interessa tantissima gente che ha sottoscritto nel 1986, titoli della serie Q/P. In sostanza, si tratta nato a monte, ossia dalla decisione del Ministero che per non buttare i vecchi buoni, pensò di riutilizzarli, rimettendoli sul mercato.

Ma, il titolo doveva contenere e un timbro fronte e retro, per classificare il titolo alla serie “Q/P”. Così facendo il risparmiatore, dopo 30 anni doveva incassare a titolo di rimborso le seguenti percentuali, quali:

  • 8% fino al 5°anno;
  • 9% dal 6° fino al 10° anno;
  • 10,50% partendo dall’11° fino al 15° anno;
  • 12% dal 16 fino al 20° anno;
  • lasciando vuoto la percentuale dopo il 20° anno, senza timbro.

Morello, inoltre ha fatto notare la disuguaglianza generale di tanti buoni completamente diversi tra loro. Infatti, chi riportava la dicitura di un incasso pari a 258.150 lire, mentre altri l’importo di 1.290.751 mila lire, e 1.777.400 mila lire sempre relativa ai bimestri sull’ultimo decennio.

Buoni fruttiferi postali: avvocato Giulio Fragrasso esperto in Diritto Bancario

Durante la trasmissione è stata trasmessa l’intervista eseguita da Moreno Morello di Striscia la Notizia all’avvocato Giulio Fragrasso, esperto in Diritto Bancario, Finanziario e del Consumo, che nel dettaglio ha formulato le spiegazioni in merito all’acceso dibattito dei buoni “vecchi”.


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L’avvocato che ha chiarito che in merito alla questione esistono diversi responsi sia giurisprudenziali che dell’ABF, che hanno affiancato i risparmiatori in questa ardua battaglia contro Poste Italiane. Indicando, ancora che i risparmiatori possono richiedere un’integrazione da 3 fino a 40 mila euro.

È bene sapere che i soggetti che hanno già incassato il titolo, disponendo della copia del buono possono avviare la procedura d’integrazione attraverso la perizia di un consulente. Il passo successivo per richiedere il perfezionamento del buono porta a formulare un ricorso presso il Tribunale, oppure, l’Arbitro Bancario e Finanziario.

Se il proprietario del buono non ha la copia del titolo, potrà richiedere un duplicato a Poste Italiane.

Buoni fruttiferi postali: quando si può richiedere l’integrazione?

Nell’intervista l’avvocato Fragrasso consiglia come comportarsi con i buoni postali vecchi. Nello specifico, fa presente che i risparmiatori possono richiedere l’integrazione per i titoli emessi da Poste Italiane dopo luglio 1987.

Basta che il titolo abbia la doppia timbratura: sul fronte la forma serie Q/P, sul retro la dicitura serie Q/P, e infine dove contenere una griglia fino al 20° anno.