Cardinale George Pell condannato,ennesimo caso di pedofilia ecclesiastica

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27/02/2019

Ennesimo caso di pedofilia: il cardinale George Pell, braccio destro di papa Francesco, è stato condannato per abusi sessuali su minori.

Cardinale George Pell condannato,ennesimo caso di pedofilia ecclesiastica

I casi di pedofilia nelle chiese sembrano non aver mai fine. Una notizia di questi giorni, ci presenta come orco il cardinale australiano George Pell, che è il più alto funzionario della Chiesa Cattolica e Capo della Segreteria per l’Economia.

Il caso George Pell

Da quello che è emerso, George Pell è stato accusato e condannato per aver violentato due minorenni, che facevano parte del coro nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick, negli anni Novanta, quando all’epoca George Pell rivestiva il ruolo di arcivescovo a Malbourne. Oggi, il cardinale australiano ha 77 anni, ed è stato ritenuto colpevole dalla giustizia all’incirca tre mesi fa. La notizia è stata resa pubblica solo oggi per volere dello stesso tribunale.

Le conseguenze

George Pell è stato sospeso dal suo incarico da Papa Francesco, e già a dicembre il portavoce vaticano Greg Burke aveva annunciato il suo congedo dal C9, che è il consiglio di nove cardinali che coadiuva Francesco nel governo della Chiesa.

George Pell, la sua storia

Ordinato prete a Roma circa 53 anni fa, nel 1971 ritorna in Australia. Nel 1996 diventa arcivescovo di Melbourne e nel 2001 di Sydney. Nel 2014 Bergoglio lo sceglie per le finanze del Vaticano. Ma già due anni fa George Pell fu costretta a fare ritorno nella sua Australia dopo alcune accuse di abusi sessuali fatte da alcune sue vittime. Tra le vittime c’è l’inglese Peter Saunders, che in seguito è diventato membro della commissione pontificia proprio per la protezione dei minori ed è stato uno dei primi a protestare contro il Vaticano che non voleva condannare il cardinale australiano, in quanto uno dei principali collaboratori di Papa Francesco. Saunders così commenta la vicenda “Se Pell è stato rinviato a giudizio è perché i pubblici ministeri australiani sentono di avere prove sufficienti in merito”.


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