Emergenza obesità: la tassa che paghiamo tutti senza saperlo

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14/10/2019

L’obesità in Italia è diventata una problematica sociale, economica e sanitaria. Si parla di una tassa sull’obesità che c’è, ma non si vede.

Emergenza obesità: la tassa che paghiamo tutti senza saperlo

Secondo i dati più recenti dell’Istat e del Servizio sanitario nazionale circa 21 milioni di italiani sono in sovrappeso. All’interno di questo numero, poi, è possibile trovare la cifra di 6 milioni di persone che sono da considerare obese. Facendo un rapporto di percentuale, le stesse sono pari al 10% della popolazione. E non finisce qui, dato che questo 10% ì, che può sembrare poco, ma che in realtà è pure troppo, sembra essere destinato ad aumentare. Infatti, secondo l’Istituto superiore della Sanità  nel 2030 il 70% degli uomini ed il 50% delle donne avranno seri problemi di peso.

Diciamo che il futuro appare non proprio roseo, e a causa dell’obesità si vive di meno: la media in Italia è di 2,7 anni, soprattutto, a causa di malattie collegate all’eccesso di peso, come ictus, infarto o altre patologie cardiocircolatorie.

Emergenza obesità: il costo che gli italiani devono subire

Ovviamente, c’è sempre un aspetto economico che non manca mai quando si parla di sanità e di salute.

Quando nel titolo abbiamo parlato di tassa di obesità intendiamo con quel dato termine indicare il risultato dei 9 miliardi di euro all’anno che lo Stato deve sborsare per compensare la spesa sanitaria di chi deve curarsi e le assenze dal lavoro di chi deve restare a casa in malattia a causa dell’obesità.


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Sono soldi che escono dalle casse dello Stato, e che quindi escono di conseguenza dalle tasche dei cittadini. Di tutti i cittadini italiani.

In termini di percentuale, il problema dell’obesità risulta essere il 9% della spesa sanitaria ed una contrazione del prodotto interno lordo pari a quasi il 3%, secondo uno studio dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Con questo si vuol dire che ognuno di noi, indipendentemente dallo stile di vita e dal peso forma che ha, deve pagare una sorta di tassa sull’obesità di 289 euro l’anno.

Sempre grazie a l dossier presentato dall’Ocse, si scopre che chi ha una malattia cronica legata all’obesità o al sovrappeso ha l’8% di probabilità in più di perdere il lavoro nell’arco di 1 anno.

Ma anche che produce di meno perché resta a casa in malattia più spesso ed ottiene più facilmente una pensione anticipata.

Il che, nel linguaggio dei soldi significa che si ha una perdita di 586 dollari l’anno a testa, contro una media Ocse di 863 dollari.

L’obesità italiana, qual è il suo posto in classifica?

Il nostro Paese ha una percentuale di bambini obesi tra le più alte: il 12,5% rispetto al 4,5% della metà degli anni ’70.

1 bambino su 4 è considerato pre-obeso.

Questo fa si che l’Italia si collochi al quarto posto nella graduatoria dei Paesi con il maggior numero di minori fuori peso, dopo Stati Uniti, Nuova Zelanda e Grecia.

Di peggio in peggio, quindi: l’aspettativa di vita si ridurrà ulteriormente nei prossimi decenni, aumenterà il numero delle persone che necessiteranno in futuro di cure pagate dal Servizio sanitario nazionale, il che comporta un incremento della spesa pubblica.


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La società come la vive l’obesità?

Lasciamo l’argomento soldi e preoccupiamoci di un altro problema non meno grave: le conseguenze sociali.

Un bambino obeso o in sovrappeso è poco attivo a scuola, a causa delle tante assenza e, purtroppo, rimane più facilmente vittima del bullismo.

Questo non fa affatto bene al suo equilibrio psicologico, ancora molto delicato.

Sempre secondo dati dell’Ocse dicono che un bambino senza problemi di questo tipo ha l’11% di probabilità in più di concludere la scuola con successo rispetto al compagno obeso, mentre per le ragazze il valore sale al 19%.

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