Felicità: si stava meglio quando si stava peggio, vero o falso?

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28/10/2019

Si era più felici prima oppure lo si è di più adesso? Nel corso della storia la felicità è stata conseguenza di avvenimenti non poco facili.

Felicità: si stava meglio quando si stava peggio, vero o falso?

Come si è felici? Inutile dirlo, ma per essere felici davvero bisogna avere i soldi. Attenzione: per felicità non intendiamo, in questo caso, sperperare i soldi come non ci fosse un domani, ma potersi permettere le giuste cure, comprare le cose di cui abbiamo più necessità e magari permetterci un benessere che prima non si aveva, e forse qualche sfizio.
Un tema molto esteso e molto generale che però interessa, e non poco. In uno studio appena pubblicato su Nature Human Behaviour, si è provato a ricostruire i livelli di felicità nazionale percepita in quattro Paesi quali Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Italia negli ultimi due secoli. Tale studio sulla felicità è partita dall’analisi delle parole usate nei testi dell’epoca. Vediamo cosa è emerso.

La vera felicità si trova oggi o esisteva 200 anni fa?

Thomas Hills, dall’Università di Warwick / The Alan Turing Institute, Eugenio Proto dall’Università di Glasgow, Daniel Sgroi, dall’Università di Warwick e Chanuki Seresinhe del The Alan Turing Institute, hanno deciso di iniziare questa indagine prendendo in considerazione  libri e giornali.

A detta loro essi rispecchiano l’umore di un’epoca, in particolare, hanno analizzato tutti i termini positivi e negativi usati dal 1820 al 2009.

Da questo particolare studio è emerso che: con l’aumento del reddito di una Nazione si verifica una felicità percepita in quel Paese.

L’incremento di un anno nella longevità media nazionale permette di avere lo stesso effetto positivo di un aumento di 4,3 punti percentuali del PIL, e ancora: un anno in meno di guerra ha lo stesso effetto sulla felicità nazionale di un incremento di 30 punti del PIL;


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Andando nello specifico, nel Regno Unito del dopoguerra, il periodo più infelice ci fu nell’Inverno del Malcontento.

Esso fu caratterizzato da un’intensa stagione di scioperi sindacali e proteste che nel biennio 1978 e il 1979 sfociò in una vera e propria crisi di governo, che all’epoca era nelle mani del partito laburista di James Callaghan.

Oppure, negli USA del dopoguerra, il punto più infelice fu quando avvenne l’evacuazione di Saigon durante le fasi finali della Guerra del Vietnam.

La felicità di una nazione ha sempre un risvolto economico e dipende dall’economia della stessa.

Per quanto riguarda la felicità nella penisola italiana, essi ci fu nel 1848, per poi incrementare fino all’Unità d’Italia, 1861.

Il periodo di felicità si riprese nell’anno 1875 per poi essere ripreso nei primi anni del ‘900, con la Belle Époque.

Inutile dire che con lo scoppio della prima guerra mondiale rifece la sua comparsa l’infelicità, che si andò a rafforzare nell’epoca del Fascismo.

Di conseguenza, si verificò un grande malcontento durante la seconda guerra finale.

Con il boom economico ritorna quel periodo di benessere, per poi ripresentarsi negli anni ’80, fino alla crisi degli ultimi anni nella quale vedrà la sua fine.

Insomma, da quanto è stato detto la felicità nel corso della storia dell’umanità è stata una linea zig zag, che scendeva e saliva, fortemente influenzata soprattutto da periodi di guerra.

Una volta superate queste atrocità, si tornava a stare bene per poi ritornare a stare male.

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