Google sa tutto di noi: anche con il cellulare spento

Google è in grado di tener traccia di ogni dato dei propri utenti, anche quando i dispositivi portatili sono spenti. L’indagine del professor Douglas Schmidt fornisce una preoccupante prospettiva riguardo la raccolta dati del colosso di Mountain Views.

Non è più sufficiente spegnere il proprio dispositivo mobile per sparire dai radar, Google è in grado di tenerne comunque traccia.

Mai realmente al sicuro

Uno studio condotto dal professor Douglas Schmidt, docente di Computer Science alla Vanderbilt University del Tennessee, ha reso nota una realtà sconvolgente: Google sfrutta ogni mezzo in suo possesso (MapsChromePlay StoreYouTube e così via) per raccogliere informazioni sugli utenti. Nonostante questa raccolta dati fosse comunque palese ai più, ciò che ha spiazzato davvero è il fatto che questi dati vengano raccolti anche quando il cellulare degli utenti è spento. Stando alle parole di Schmidt, «Google ha identificato gli interessi dell’utente con un’accuratezza scientifica», e ciò significa che ogni contenuto è mirato nello specifico ad un determinato bersaglio commerciale, andando così ad eliminare di fatto la libertà di attingere alla diversificazione delle offerte e delle informazioni.

Android è il principale “informatore”

Il professore dell’università americana ha inoltre condotto un esperimento che verificasse la raccolta di dati passivi da parte di Google. Egli ha configurato due differenti smartphone, uno Android (che ha Chrome come browser) e un iPhone (che ha Safari come browser). Lasciando i due dispositivi inutilizzati per 24 ore, Schmidt ha calcolato che durante quel periodo Android ha inviato circa 4,3 megabyte di dati. Ciò si traduce in 900 campioni di dati inviati ai server di Google, di cui una percentuale non indifferente (35%) riguarda i dati sulla posizione. Il resto dei dati fa riferimento ai gusti e alle preferenze dell’utente, perlopiù ricollegandosi ai dati di YouTube e del Google Play Store. Lo smartphone con il browser Safari, invece, ha inviato circa 0,7 megabyte ai propri server provider. Google ha inoltre inviato più di 40 richieste all’ora sul dispositivo Android, mentre i server Apple ne hanno inviato in media 0,7 all’ora. «I nostri esperimenti – scrive l’autore del dossier – dimostrano che un telefono Android fermo e inattivo (con Chrome attivo in background) comunica le informazioni sulla posizione a Google 340 volte durante un periodo di 24 ore, con una media di 14 comunicazioni dati all’ora. […] Se l’utente inizia a interagire con lo smartphone Android – è scritto nel dossier di Schmidt – le comunicazioni passive ai domini del server di Google aumentano significativamente».

Nessun nascondiglio

Viene quindi naturale pensare che non ci sia alcun modo di sfuggire a questa inesorabile raccolta dati. Tra dati sulla posizione, sugli interessi e sugli spostamenti effettuati, essere invisibili è praticamente impossibile. Basti pensare che le batterie dei moderni smartphone sono al gel: non più rimovibili. Può sembrare una scelta di design, ma in realtà una batteria fissa impedisce di fatto di poter disconnettere del tutto il cellulare. Se la batteria è nel dispositivo, che esso sia spento o meno, è rintracciabile. Proviamo a non rendere i cellulari protagonisti delle nostre giornate. Usiamoli quando sono necessari. E teniamo d’occhio le nostre scelte, perché Google è in grado di anticiparle e farle al posto nostro.

 

Mike

Un ventenne che ha amato la scrittura fin da quando ha cominciato a camminare. Forse da un po' prima.