Il decreto liquidità annunciato dal premier Conte si sta rivelando un bluff

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19/04/2020

Il Decreto Liquidità del 6 aprile annunciato dal premier Conte si sta rivelando un bluff.

Il decreto liquidità annunciato dal premier Conte si sta rivelando un bluff

Il decreto liquidità, annunciato dal premier Conte il 6 aprile scorso, si sta rivelando un grande bluff. L’intenzione del Governo era quella della garanzia delle banche di erogare 400 miliardi di euro, ma purtroppo, alla relazione tecnica allegata al decreto, risultano solo 2,7 miliardi di euro, che sono totalmente insufficienti per il credito annunciato da Conte.

Conte e il decreto liquidità: un bluff

Sembra un gioco di parole, abbiamo un decreto liquidità senza liquidità, assurdo; il 23 aprile ci sarà la riunione dei Capi di Stato e di governo per cercare di negoziare ed arruolare minimo mille miliardi per cercare di iniziare una ripresa economica.

Il Governo parteciperà senza una delibera delle Camere, con Conte che cercherà di portare a casa dei risultati da poter spendere sul fronte interno e cercare di raggiungere almeno due risultati:

  1. Con il Mes per le spese sanitarie e senza condizionabilità, cercare di farsi erogare le relative somme in un unica tranche e cercando di evitare che il prestito venga poi ripartito in step, correndo il rischio di far diventare i lotti a vincoli di politica fiscale.
  2. L’emissione di eurobond per poter finanziare un forte rilancio economico; considerando gli errori del passato e il poco polso del nostro Presidente del Consiglio, prepariamoci ad un ulteriore delusione. In particolare la delusione è che, in tutto questo, c’è anche l’avvallo del Presidente della Repubblica.

Stiamo raggiungendo l’assurdo, un teatro, con il Presidente del Consiglio che, approfittando di una diretta televisiva, attacca Salvini e la Meloni, non esattamente come avrebbe dovuto fare un capo del Governo.

Abbiamo assistito alla sinistra che, nel momento dell’insorgenza del virus, non solo ha sottovalutato il problema, ma incoraggiava e invitava a partecipare ad aperitivi affollati; si è visto, poi, quello che ha provocato in Lombardia, che ancora oggi non si riesce a risolvere.