Investire in borsa non è un gioco: cerchiamo di capirci di più

Aumenti di capitali, piccoli e grandi azionisti, cerchiamo di capire qualcosa del mondo della borsa.

Un nostro lettore ci manda un sua considerazione della Borsa, degli investimenti,  dei rischi ad essi legati e dei momenti giusti e sbagliati dell’entrare nel mondo azionario. Non è un mondo che a tutti interessa ma sicuramente leggere il punto di ha fatto qualche considerazione personale ci può aiutare a capire qualcosa in più di questo mondo.

La Borsa da quando esiste ha sempre affascinato tutti, tanto che un termine talvolta azzeccato, talvolta inappropriato, la collega al gioco: “giocare in Borsa”.

Così, anche se in percentuale piuttosto bassa  sono comunque parecchi i cittadini che investono su titoli azionari, talvolta su  aziende grandi, talvolta su aziende più piccole.

C’è anche una buona parte di cittadini che investono in fondi azionari, un investimento che può essere meno rischioso rispetto a quello   che vede l’acquisto diretto di un solo titolo, ma che comunque pone nelle mani di chi detiene il fondo la facoltà di realizzare operazioni di vendita e di acquisto.

Qualche volta la Borsa può dare soddisfazioni, guadagni sul titolo, dividendi, ma entrare nel mercato azionario nel momento sbagliato vuole dire non vedere più  i propri denari per diversi anni, se poi con un po’ di fortuna si ritorna alla pari, l’inflazione e il calo del potere di acquisto restituiscono il segno negativo ai propri investimenti.

La Borsa, a mio avviso, anche se viene qualche volta descritta come un termometro dell’economia, non è realmente così, o quanto meno, ben lontana dall’economia reale, ben più vicina all’economia virtuale, con tutti gli strumenti irrazionali  di cui dispone, come i derivati, leva, vendite allo scoperto ecc. ecc.

Ma la cosa che ho constatato  molte volte e che negli anni non mi ha mai dato torto è qualcosa che molte aziende, ovviamente quelle in crisi amano fare periodicamente, sono gli aumenti di capitale.

Ora, per l’azienda che  effettua un aumento di capitale il fine è mettere sul mercato più azioni, ricevendo dalle stesse denaro, il quale se va bene sarà investito per risollevare le sorti di un azienda, che nella maggior parte dei casi, quando richiede un aumento di capitale è perché non naviga certo in buone acque.

Per il piccolo investitore che detiene in portafoglio azioni di un titolo che effettua un aumento di capitale si aprono alcuni  scenari, alcune opzioni.

1. Mantenere l’azione e i diritti di opzione, aderendo all’aumento di capitale, sborsando naturalmente altro denaro per comprare nuove azioni che si andranno  ad aggiungere a quelle già in possesso.

2. Vendere i diritti di opzione e non aderire all’aumento di capitale, 

3. Vendere tutto, diritti di opzione e titolo

Quello che succede in questi casi è una speculazione da parte dei mercati e di investitori istituzionali che iniziano a negoziare i diritti di opzione, cosa che difficilmente riesce a fare il piccolo investitore.

Quello che personalmente sostengo, nel caso che il piccolo investitore voglia aderire all’aumento di capitale, risulta essere l’opzione 3, vendere tutto, diritti e opzioni.

Qualcuno a questo punto si chiederà, ma come faccio ad aderire se vendo tutto ?

La risposta è piuttosto semplice, ma anche molto matematica.

Il fine del piccolo investitore che vuole aderire all’aumento di capitale qual’è ?

Avere alla fine dell’aumento di capitale più azioni di quelle che aveva prima, ovviamente pagandole.

Il bello viene proprio nella opzione 3, vendendo tutto, diritti di opzione e azioni, meglio ancora se si vende prima che vengano staccati i diritti, aspettando qualche settimana dopo la chiusura dell’aumento di capitale, utilizzando la somma percepita dalla vendita, il piccolo investitore si accorgerà che l’azione avrà un prezzo anche più basso di quello che avrebbe pagato per comprare con i diritti di opzione, ottenendo un risultato sorprendente, si ritroverà più azioni di quelle che avrebbe avuto aderendo all’aumento di capitale, sborsando tra  l’altro denaro, mentre in questo caso, il risultato sarà lo stesso ma a costo zero.

Quanto sostengo è riscontrabile materialmente e matematicamente; Unica cosa che potrebbe accadere è quella, comunque molto rara, la quale anni passati era facile che negli aumenti di capitale, a chi vi aderiva, previo il soddisfacimento di alcune regole, venivano dati dei premi, tipo, se tieni le azioni per tre anni allo scadere te ne regalo altre.

Alla fine nessuno ci regala nulla, quello che si può fare è cercare di non farsi  fregare troppo, specialmente quando le fregature sono lecite  e regolate.

Lasciamo che agli aumenti di capitale aderiscano gli azionisti più esposti, se lo vogliono, ma i piccoli investitori, che ne stiano alla larga.

Ovviamente questo tipo di operazione finanziaria non è fattibile da tutti gli azionisti, se così fosse si assisterebbe a un fallimento; Come detto però, normalmente la percentuale di azioni nelle mani dei piccoli investitori è molto bassa,  di conseguenza attuarla con profitto è praticamente certo.

Infine ma non meno importante, ogni azienda che effettua un aumento di capitale adotta delle proprie strategie, tot azioni nuove ogni tot diritti posseduti, questo implica qualche calcolo matematico su quanto potrebbe veramente valere la nuova azione, normalmente però, ad aumento di capitale chiuso e a nuove azioni distribuite, la nuova azione viene deprezzata anche dal valore di vendita.

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Patrizia Del Pidio

Sono attualmente direttrice responsabile della testata online Investireoggi.it e collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it.Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.