La vicenda di Alfredino nel pozzo artesiano e la nascita della Protezione Civile

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13/01/2020

Chi non ricorda la vicenda del piccolo Alfredino? Ma quanti sanno che da quella tragedia nacque la Protezione Civile?

La vicenda di Alfredino nel pozzo artesiano e la nascita della Protezione Civile

Nel 1981 la vicenda del piccolo Alfredino, caduto nel pozzo artesiano tenne l’Italia con il fiato sospeso per giorni. Il 10 giugno 1981, il piccolo Alfredo Rampi  cadde in un pozzo artesiano  in una piccola frazione di campagna vicino Frascati: per il piccolo non ci fu nulla da fare e perse la vita all’interno del pozzo, nonostante i tentativi di trarlo in salvo.

La vicenda di Alfredino

Il papà del bimbo, Ferdinando, lavorava a Roma ma ogni anno, per l’estate, trasferiva la sua famiglia in una villa che possedeva in campagna. Alfredino soffriva di un problema cardiaco, ma quell’anno che aveva 6 anni, avrebbe potuto affrontare l’intervento per migliorare la qualità della sua vita.
Il 10 giugno la famiglia Rampi aveva ospiti e mentre il padre li intratteneva , la mamma di Alfredino pensava alla cena. Ferdinando per ingannare il tempo propose agli amici una passeggiata senza accorgersi che il figlioletto li seguiva da lontano. Tornato a casa l’uomo si accorse della scomparsa del figlio. Iniziarono le ricerche che si estesero anche alla villetta vicino senza tracce del bambino.

Quando si decise di vedere se il bambino avesse raggiunto un nuova villetta delle vicinanza i genitori furono colti dal panico: nelle vicinanze della nuova costruzione si stava scavando un pozzo.  Verso la mezzanotte, allertata anche la polizia e i vigili del fuoco, le forze dell’ordine andarono a cercare il bambino nel terreno dove si trovava il pozzo artesiano, un buco di piccolo diametro (27 centimetri) ma di grande profondità. Avvicinandosi al pozzo si udì la voce del bambino che invocava la mamma.


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Il bambino era caduto nel pozzo, profondo 80 metri,  ma nella caduta si era incastrato a 36 metri di profondità. Non si poteva rischiare un’ulteriore caduta del bambino che precipitando fino a 80 metri i profondità sarebbe sicuramente morto. Iniziarono, così, in piena notte le operazioni di salvataggio cui assistette tutta Italia con una diretta Rai che seguì la vicenda dall’inizio alla fine.

Inizialmente si provò a calare una corda nel pozzo per permettere al bambino di afferrarla ma la corda si incastro alle pareti formando una specie di tappo.

Un uomo adulto e magro fu fatto calare nel pozzo per cercare di afferrare il bimbo, ma a circa 20 metri di profondità dovette arrendersi perchè il buco era troppo stretto per lui.

Alle 6 del mattino la situazione peggiorò quando l’appiglio a cui era incastrato il piccolo Alfredo iniziò a cedere. Si passò quindi alla trivella, per realizzare un buco vicino al pozzo in cui era precipitato il bambino e permettere la realizzazione di una galleria che permettesse di mettere in salvo il piccolo. Si impiegarono due trivelle, quando la prima si rivelò inefficace. La trivella lavorò per tutto il giorno e anche l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini si mise in contatto con il bambino per dargli coraggio.

Si realizzò la galleria che metteva in contatto i due buchi ma visto che il bambino stava peggiorando, si lavorò tempestivamente e questo, forse, portò alla tragedia. Il bambino fu imbracato con la fune ma mentre lo tiravano su a causa di un movimento troppo brusco l’imbracatura che lo teneva si spezzo facendo precipitare Alfredino a 60 metri di profondità, a testa in giù.


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Si appurò che il bambino era morto. Il suo corpo, però, fu recuperato, con molta difficoltà, soltanto dopo 28 giorni.

Il recupero

Per 3 giorni la storia di Alfredino rapì l’Italia distogliendo l’attenzione da crisi di governo, dal rapimento Peci e dallo scandalo Ps. Ma il salvataggio fu un fallimento che portò la speranza dei genitori del piccolo e dell’Italia intera alla delusione.

Basto un istante ad Alfredino per cadere nel pozzo ma ci volle un mese per riportarlo in superficie. I minatori che si occuparono di riportare alla luce il corpo di Alfredino furono efficenti e veloci, impiegarono pochi giorni e forse, se fossero stati chiamati ad intervenire quando il bambino era ancora vivo avrebbero potuto salvarlo. Ma non erano esperti in soccorso, solo in scavi. Ma i minatori erano più esperti dei vigili del fuoco, almeno in quel frangente.

21 minatori fecero parte della spedizione che scavò una galleria lunga 16 metri per collegare il pozzo di servizio al pozzo artesiano dove era precipitato il bambino. Il bambino fu raggiunto l’11 luglio, alle ore 15 avviene il recupero del corpo di Alfredino che giunse in superfice in un blocco di ghiaccio a causa dell’azoto liquido.

I minatori poi dissero che l’errore commesso fu di scavare con la trivella in un pozzo posto a meno di un metro da quello in cui era caduto il piccolo, e proprio questo fece cedere l’appiglio in cui il bambino era incastrato.

Il Presidente Sandro Pertini, dopo la vicenda del piccolo Alfredo Rampi volle l’istituzione della Protezione Civile

Alfredino e la protezione Civile

Nelle operazioni di soccorso al piccolo Alfredo mancarono organizzazione e coordinamento, la zona intorno al pozzo non fu mai transennata e chiunque poteva affacciarsi e guardare dentro. Troppi errori e troppe mancanze che probabilmente portarono alla morte del piccolo Alfredo. Errori di cui la mamma del bambino parlò al Presidente della Repubblica.

Proprio dopo questa vicenda fu promossa la nascita della Protezione Civile, che fino ad allora era stato un corpo presente solo sulla carta ma mai attuato.