Lavoro, contratto stagionale o a chiamata? Come funziona, diritti, pro e contro

Autore:
Valentina Simonetti
23/03/2023

Lavoro, contratto stagionale o a chiamata? Come funziona, diritti, pro e contro

In previsione della stagione estiva, saranno disponibili presto molti nuovi posti di lavoro, specialmente nel settore turistico e della ristorazione. Questi solitamente vengono regolati da rapporti temporanei e a tempo determinato. I due principali sono: il contratto stagionale e quello di tipo intermittente a chiamata. Vediamo come funzionano, quali diritti ha il lavoratore e come si fa per richiedere la disoccupazione al termine dell’assunzione.

Contratto stagionale, cos’è e come funziona

Il contratto di tipo stagionale è un tipo di rapporto di lavoro a tempo determinato, la cui durata varia in funzione della necessità temporanea da parte dell’azienda che assume. Questi contratti possono essere aplicati in differenti settori e periodi di tempo. Nel settore turistico, ma anche in quello agricolo e commercio. La stagionalità può variare a seconda del tipo di lavoro che si deve svolgere. Viene solitamente accomunato ai rapporti a tempo determinato, ma ci sono alcune differenze.

La prima è che questo contratto non prevede un limite massimo. Se per il tempo determinato dopo 24 mesi deve scattare o un licenziamento o la trasformazione a tempo indeterminato, questo non succede per gli stagionali. Si può infatti rinnovare ogni qualvolta ci sia la necessità senza limiti, ma con alcuni periodi di stop. Non è infatti possibile un rinnovo consecutivo per più di quattro volte. Altra differenza è che l’impresa che assume non può avere più del 20% del personale con rapporti regolati in questa modalità. Quindi la maggior parte dei dipendenti deve sempre risultare a tempo indeterminato.


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Quali sono i vantaggi del contratto stagionale?

Per il lavoratore che viene assunto in questa modalità ci sono alcuni vantaggi. Intanto c’è il diritto di precedenza, che deve essere stabilito in forma scritta nel contratto. Se il dipendente accetta questa clausola, ha diritto ad essere il primo a venire richiamato in caso di bisogno. Lo stesso diritto si può far valere nel caso l’azienda necessiti di personale a tempo indeterminato.

In quel caso chi ha prestato servizio stagionale sarà privilegiato fra gli altri candidati. Poi c’è anche l’altro vantaggio di poter richiedere la disoccupazione, ogni volta che il rapporto si interrompe. In questo modo il lavoratore può alternare stipendio e indennità Naspi e quindi non restare mai senza un’entrata mensile.

Contratto intermittente a chiamata, come funziona

Il contratto a chiamata o intermittente è un tipo di rapporto di lavoro subordinato che prevede che il lavoratore sia a disposizione della ditta che lo assume. Questo è regolato a livello nazionale e diviso in due modalità. Uno con indennità di disponibilità che prevede un minimo di paga base ma non si può rifiutare la chiamata. L’altro senza indennità, con pagamento solo per le ore svolte. Per tutti e due si applica la stessa retribuzione oraria prevista dal CCNL di riferimento e vengono pagati mensilmente contributi previdenziali al pari di altri rapporti di lavoro.

Quello che cambia però, rispetto al lavoro stagionale è che c’è un massimo di lavoro da poter svolgere, oltre il quale, il contratto si deve trasformare. Non più di 400 giornate in tre anni. Inoltre c’è un limite di età. Quindi solo dipendenti con meno di 24 anni o più di 55. Il vantaggio di questo contratto è che il lavoratore, in caso faccia poche giornate, può conservare lo status di disoccupazione e in certi casi anche aumentare ora lo stipendio, cumulandolo con la Naspi.

Contratto stagionale e a chiamata, quando richiedere la Naspi

Per tutti e due i contratti che abbiamo esaminato i dipendenti una volta terminato il contratto hanno diritto all’indennità di disoccupazione. Questa dovrà essere richiesta all’INPS entro l’ottavo giorno dal licenziamento. Attenzione ai requisiti da rispettare sui contributi.

I lavoratori devono aver maturato almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti e trenta giorni di lavoro nell’ultimo anno. L’indennità sarà legata allo stipendio medio mensile ricevuto nei periodo precedenti e pari al 75% del totale. Per la durata invece si deve far riferimento alle settimane di contributi versati e non già usati per lo stesso scopo. In ogni caso il limite massimo è di 24 mesi.