Lavoro notturno: definizione e normativa, ecco cosa sapere

-
27/01/2020

Cosa è il lavoro notturno? Quale legge lo regola? Chi sono i soggetti esonerati? Quali, invece, sono gli obblighi del datore di lavoro? Ecco le informazioni.

Lavoro notturno: definizione e normativa, ecco cosa sapere

Spesso si parla di lavoro notturno quando un’attività è svolta di notte, senza sapere che per essere tale, deve avere determinate caratteristiche e requisiti. Per questa ragione, in questo articolo vedremo cosa è il lavoro notturno e qual normativa lo regola.

Lavoro notturno e normativa

Il lavoro notturno è disciplinato dal D.lgs. n.66 del 8 aprile 2003, dal D.L. n.112 del 25 giugno 2008, dalla Circolare ministeriale n.8 del 3 marzo 2005 e del CCNL. Il lavoro notturno non è semplicemente svolgere un’attività di notte, ma come già detto, deve avere delle caratteristiche e dei requisiti particolari. Per questo è importante definire cosa è il periodo notturno, indicato con tre una fasce orarie ben definite e stabilite dalla legge:

1)dalle 22 alle 5 del mattino;

2)dalle 23 alle 6 del mattino;

3)dalle 24 alle 7 del mattino.

In pratica, possiamo dire che il periodo notturno è “l’arco temporale di almeno 7 ore consecutive”. Di conseguenza, è considerato lavoratore notturno chiunque svolga:

  • almeno 3 ore di lavoro nella fascia notturna, in maniera continuativa,
  • una parte del suo lavoro durante il periodo notturno secondo il CCNL, svolto, però, in maniera non continuativa.

In questo ultimo caso, in mancanza di un contratto specifico, si considera lavoratore notturno chi svolge la propria attività per almeno 3 ore e per un minimo di 80 giorni lavorativi all’anno. Facciamo un esempio per capire meglio questo ultimo punto.

Pino e Franco lavorano in un bar. Pino svolge il suo turno lavorativo dalle 22 alle 5. Francesco, invece, normalmente lavora dalle 9 alle 16. Per coprire il turno di pino, assente per infortunio, a Franco viene chiesto di svolgere il turno di lavoro dalle 22 alle 5 per 87 giorni. Entrambi i lavoratori sono considerati  notturni.


Leggi anche: Canone Rai: come ottenere il rimborso procedura e modulo

In generale, l’orario notturno non può superare le 8 ore nell’arco delle 24, calcolate dall’inizio del turno di lavoro e riferito alla settimana lavorativa di 6 giorni. Tra l’altro, il lavoro notturno sarà retribuito con apposita maggiorazione fissata dal CCNL tenendo conto se il lavoratore ha un contratto a paga oraria o mensile.

Soggetti esonerati dal lavoro notturno

Gli articoli 11, 17 e 18 del D.lgs n.66/2003 affermano che la disciplina del lavoro notturno si applica a tutti i lavoratori, ad eccezione:

  • dei lavoratori a bordo di navi da pesca marittima,
  • ai lavoratori la cui durata dell’orario di lavoro non è decisa prima, ma può essere determinata del lavoratore stesso, come ad esempio i lavoratori a domicilio.

Nello stesso tempo, però, non è detto che tutti possano essere adibiti al lavoro notturno. Infatti, sono esonerati per legge e, quindi, non sono obbligati a svolgere lavoro notturno le seguenti categorie:

a)lavoratrice madre di un figlio di 3 anni. Nel caso in cui la madre non chieda l’esonero è il lavoratore padre convivente che può farlo;

b)lavoratrice o lavoratore unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni;

c)lavoratore o lavoratrice che ha proprio carico un soggetto disabile riconosciuto dalla legge 104/92;

d)lavoratrice dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di 1 anno di età del bambino;

e)genitori adottivi o affidatari nei primi 3 anni dall’ingresso del minore in famiglia, ma non oltre i 12 anni di età.

Inoltre, se sopraggiungessero problemi di salute che comportino la non idoneità al lavoro notturno, accertata da un medico o una struttura competente, il datore di lavoro dovrà trasferire il lavoratore al lavoro diurno con uguali mansioni. Se ciò non fosse possibile, il datore può licenziare il lavoratore “per il giustificato motivo oggettivo”.


Potrebbe interessarti: Pensioni anticipate e Legge di bilancio 2021: si punta al contratto di espansione oltre ad APE sociale e Opzione Donna

Obblighi del datore di lavoro

Prima di far iniziare al lavoratore il lavoro notturno, il datore, entro 7 giorni, ha l’obbligo di consultare le rappresentanze sindacali del contratto collettivo o quelle territoriali, se non presenti. Inoltre, deve:

  • disporre, previa consultazione con le RSA, appropriate misure di protezione ai lavoratori che svolgono attività che comportino rischi particolari;
  • garantire, sempre previa consultazione con le RSA, un livello di servizi o mezzi di prevenzione adeguati pari a quello previsto per il turno di giorno;
  • valutare, almeno ogni due anni, lo stato di salute dei lavoratori notturni tramite controlli programmati e periodici, effettuati da strutture sanitarie pubbliche o del medico competente. I controlli hanno lo scopo di confermare o meno l’idoneità del lavoratore al lavoro notturno.

Nel caso in cui il datore di lavoro non si consultasse con le rappresentanze sindacali, il gesto potrà essere considerato un “atto di condotta antisindacale” e, come tale, denunciato al giudice di lavoro.

Leggi anche: Lavoro usurante notturno: metà vita lavorativa come si conta