Le inquietanti foto Post mortem dell’epoca vittoriana

-
10/07/2018

Un’usanza molto strana dell’epoca vittoriana era quello delle foto post mortem, ovvero fotografare i defunti come se fossero vivi.

Le inquietanti foto Post mortem dell’epoca vittoriana

Un’usanza molto diffusa durante il regno della regina d’Inghilterra, la famosa regina Victoria, o in italiano Vittoria, era quella delle fotografie post mortem. Una cosa subdola, macraba, che fa venire la pelle d’oca, ai nostri giorni, eppure molto tempo fa era una cosa normale, che si faceva tutti i giorni. Anzi, addirittura esistevano fotografi specifici per questa usanza e il profitto era molto florido. La storia delle foto post mortem segue varie fasi fino ad arrivare ad essere poi in disuso e dimenticate da tutti, per fortuna. Eppure, per quanto possano essere raccapriccianti, c’è una motivazione ben valida che può giustificare questo modo assurdo di immortalare per sempre chi muore. Non possiamo negare, poi, che per quanto possano essere strana e ambigue, sono storie che ci fanno incuriosire ancora di più.

post-mortem-e1499083014884

L’origine delle foto post mortem

Diciamo che l’origine principale che ha dato avvio alle foto post mortem è l’alto tasso di mortalità infantile durante l’epoca vittoriana. Il tutto nasce perché i genitori dello sfortunato bambino morto in fasce, desideravano avere almeno una foto che li ritraeva assieme al piccolo. Questa era un’usanza praticata per lo più in classi sociali di un certo livello, poiché all’inizio veniva richiesto addirittura un ritratto da parte di un pittore. Ma poi, con lo sviluppo della fotografia, il pittore fu sostituito da un fotografo ben specializzato, dato che era in grado di far sembrare il morto ancora vivo. Utilizzava il trucco e alcuni strumenti capaci di mantenere alzati i morti in questione, in particolare, uno strumento molto utilizzato era un particolare piedistallo che si agganciava al morto e lo manteneva eretto. I pittori non vennero più apprezzati in quanto non andavano a raffigurare la realtà, ma la modificavano.


Leggi anche: Censis, il rapporto del 2020 su consumi, ricchezza, società e sussidi di welfare: l’effetto del coronavirus

postmortem7777

Le caratteristiche delle foto post morte

Inizialmente i soggetti prediletti erano i bambini appena nati morti che venivano fotografati in culle assieme ai giocattoli oppure con i fratellini oppure con i soli genitori. Vi sono alcuni casi dove invece fu immortalata l’intera famiglia. Passò il tempo e i soggetti erano molto vari, non erano più i bambini ma qualsiasi umano morto. All’inizio venivano fotografati nelle bare oppure nei letti con occhi chiusi e fiori che andassero ad adornare il tutto. Oppure venivano ritratti sul letto o sul divano, intesi come se stessero dormendo. Infatti, molto spesso si credeva che il soggetto della foto fosse una persona che stesse dormendo, questo era possibile grazie all’utilizzo sapiente del trucco. Pian piano poi si facevano delle vere e proprie foto di famiglia. Questo sottolineava come fosse duraturo il rapporto col morto.

b03beb82a335b16c6199191ebb05123d–victorian-photography-vintage-photography     desktop-14145219421


Potrebbe interessarti: Pensioni e legge di bilancio 2021, riparte l’indennizzo ai commercianti

Le foto post mortem che traggono in inganno

In seguito, i fotografi si sbizzarrirono ancora di più. Iniziarono a rappresentare i defunti come se fossero vivi. Aprivano loro gli occhi, li truccavano, li adornavo con i loro vestiti più belli, e con acconciature alla moda. Li ritraevano seduti accanto ai loro genitori, oppure in posizioni plastiche, fino a farli restare in piedi con un piedistallo molto speciale. Molto buffo è il fatto che alcuni fotografi, per rendere la posizione più plastica, utilizzavano la colla. Addirittura, alcune foto vennero scattate all’aperto. Infine, poi quest’usanza non venne più praticata. Pian piano venivano fotografati i defunti in modo più sobrio e semplice possibile, per scomparire del tutto.

fotografie-post-mortem-5        zh3iVSp

Le foto post mortem oggi

Sebbene possa sembrare una cosa molto lontana dal nostro tempo, ci sono alcune culture che presentano questa strana usanza. Per lo più stiamo parlando dell’Europa orientale.

leggi anche : “Il suicidio più bello del mondo” la misteriosa storia di Evelyn McHale