Maltrattamenti in famiglia: marito segrega la moglie picchiandola selvaggiamente fino a farle perdere i sensi

-
14/03/2018

Violenza sulle donne. Una storia di quotidianità intrinseca di maltrattamenti in famiglia, quando la felicità si trasforma in orrore, e varcare la porta della libertà diventa quasi impossibile.

Maltrattamenti in famiglia: marito segrega la moglie picchiandola selvaggiamente fino a farle perdere i sensi

Un uomo albanese D.T. di 30 anni, è accusato di sequestro di persona e ripetuti maltrattamenti in famiglia, violenze fisiche a danno della moglie. Dopo anni di silenzi, racchiusi in una voragine di dolore, la donna ha trovato le forse per reagire. Ora, l’uomo sta affrontando le sue responsabilità , sul suo capo pesa un procedimento disposto dai giudici di Ivrea.

Maltrattamenti in famiglia, storie di vite spezzate

Il giovane albanese dovrà rispondere davanti ai giudici di Ivrea per l’accusa di violenze, lesioni e sequestro di persona. La certezza della segregazione della donna, compagna di vita dell’uomo, è apparsa subito evidente agli inquirenti. Chiamati a testimoniare all’udienza di maltrattamenti in famiglia, i parenti della donna, anch’essa albanese, appena 18enne.

Giunti nel nostro Paese nel 2014, immediatamente per la giovane si è aperta la porta di un incubo. Appena trasferiti a Ivrea, la volontà del marito è apparsa subito predominante, impedendo alla donna qualsiasi contatto con il mondo esterno, anche se formalmente vocale come poteva essere una banale conversazione telefonica con la propria famiglia. La donna non aveva il permesso di poter usare un comune cellulare, in quanto le era “proibito”.


Leggi anche: Cassa integrazione COVID Ristori Bis: come funziona la proroga e quanto dura, ecco le prime istruzioni Inps

Secondo quanto riportato dalla “Repubblica”, la giovane per poter contattare la famiglia, utilizzava il telefono dei vicini di casa. Tra botte e violenze negli anni che seguirono la ragazza si è accorta presto di aspettare un bambino. Dal canto suo l’uomo, urtatosi per la gravidanza “inattesa” della moglie, l’ha costretta all’aborto. In seguito, alle visite per mettere fine alla vita che portava in grembo, la dottoressa del consultorio si è resa conto delle violenze continue a cui la donna era sottoposta. I lividi erano così evidenti da non lasciare posto a nessun dubbio, su quale fosse la reale vita della ragazza.

Chiude una breccia su un incubo che si trascinerà sempre dietro

Nel 2016 dopo l’ennesima discussione, l’uomo picchiò selvaggiamente la donna fino a farla svenire. L’uomo riversava immoralmente tutta la sua rabbia sulla donna, tanto da riempirla di botte per un non nulla, le sue mani si fermavano solo quando della donna non restava che un corpo vuoto. Dopo, essersi ritrovata sola con un dolore che lacera l’anima più del corpo, in quel preciso istante, ha compreso che da quella casa sarebbe forse uscita solo in una bara. La giovane donna ha radunato le poche forse che le rimanevano, per chiamare i soccorsi e denunciare il marito.

Al momento, la prossima udienza è fissata per il 25 maggio.