Plastica, salute e democrazia. Il Paese di Alice?

Firenze, 3 giugno 2018. Ora che la Commissione europea si é anch’essa lanciata nella promozione dell’uso di materiali durevoli, anche se si tratta solo di uno stop alle posate di plastica monouso, forse qualcosa ha cominciato a muoversi e, forse, l’uso della plastica comincerà ad essere ridimensionato. Ho letto oggi che anche le Maldive hanno […]

Firenze, 3 giugno 2018. Ora che la Commissione europea si é anch’essa lanciata nella promozione dell’uso di materiali durevoli, anche se si tratta solo di uno stop alle posate di plastica monouso, forse qualcosa ha cominciato a muoversi e, forse, l’uso della plastica comincerà ad essere ridimensionato. Ho letto oggi che anche le Maldive hanno questo problema, e poi lo stesso web di Aduc sono anni che pubblica articoli sul fenomeno devastante dei rifiuti di plastica… ricordo la famosa isola di rifiuti plastici che galleggia nel Pacifico e l’atollo di Handerson, sempre nel Pacifico, con la maggiore intensità di plastica al mondo e poi i vari allarmi dell’effetto distruttivo della plastica sulle barriere coralline, senza le quali sarebbe compromessa la vita di interi oceani.
Ok, questo lo chiameremo macro-ambientalismo che, come tutte le questioni “macro”, se non ci toccano direttamente nel corpo e nel portafoglio, ci sembrano terribili quanto lontane (il Pacifico, poi, figuriamoci…). Ma, siccome ci hanno sempre detto che prevenire é meglio di combattere, abbiamo pensato: non sarà il caso di cominciare a capire, su noi stessi, come si possa vivere in una dimensione “plastica-zero”? Ci stiamo provando con i famosi cibi “Km-zero” (che nella maggior parte dei casi sono una presa per i fondelli… ma, sai, son di moda e la stessa roba si vende meglio). Altrettanta prova -infelice, anch’essa- per i “rifiuti-zero”. Tutto con il contorno di roba bio, riciclabile e altre cose del genere.
Vediamo se mi riesce.
Stamane mi alzo. Le mie lenzuola sono di cotone al 100% (sono costate il quadruplo, ma niente derivati della plastica), cosi’ come la mia coperta di pura lana vergine (anche qui un “occhio della testa”). Infilo le ciabatte, di cuoio, costate il quadruplo rispetto a quelle di plastica e che, comunque, mi fanno sempre riflettere sulla pelle dei nostri amici animali. Arrivo in bagno, accendo la luce (mi alzo molto presto la mattina) e l’interruttore é di plastica. Accendo la radio (di plastica), mi siedo sul water di porcellana ma con la ciambella di plastica, faccio i bisogni e uso lo scovolino di plastica (l’ho cercato in altri materiali ma non l’ho trovato, stavo optando per una mia produzione artigianale, ma ci ho rinunciato). Mi infilo sotto la doccia e, per evitare di fare un lago d’acqua, allungo la barriera di plastica che contorna la vasca da bagno (avevo cercato qualcosa di solo vetro, ma ci ho rinunciato). Mi asciugo su un tappetino di cotone e con asciugamano
di cotone. Mi faccio la barba: il rasoio, tranne la lama, é di plastica, cosi’ come il contenitore della schiuma da barba. Il contenitore del sapone liquido é di plastica (ce n’erano anche di porcellana, ma costavano dieci volte di più). Mi vesto e, dando man forte al mio portafoglio, riesco a non avere niente di acrilico nel mio abbigliamento. Mi preparo un toast, le manopole del gas sono di plastica, il resto e’ tutto ghisa, vetro e metallo… ma la confezione del prosciutto, e nel frigo in cui é conservato, la plastica domina, mentre la frutta son riuscito a acquistarla contenuta solo in sacchetti di carta, e semi e altri rifiuti, con dovizia di differenziazione, riesco a buttarli in contenitori di carta, ma quando vado a buttarli, i cassonetti sono di plastica. Esco e inforco la bici, plastica non ovunque ma in buona presenza. Al bar per il caffè é tutto di porcellana, metallo e vetro, ma la macchinetta del buon liquido nero espresso, senza la plastica non so come
farebbe a funzionare. In ufficio, tra computer, stampanti, penne e tante, tante altre cose, c’e’ plastica ovunque. I giornali sono di carta ma, siccome pioveva, il giornalaio me li ha dati in un sacchetto di plastica, pur potendomeli mettere sotto il cappotto, non ci ho pensato solo quando sono arrivato in ufficio.
Potrei continuare nella descrizione “plastica” della mia giornata media, ma credo che sia chiara la mia difficoltà anche solo a pensare ad una vita “plastica-zero”. E mi viene l’angoscia a pensare che tutto il Pianeta oggi ha il problema, riconosciuto spesso come priorità, insieme a tanti altri “zero”, di cui cito solo l’altro più eclatante: “carbone-zero”.
Che faccio? Boh! Visto che sono certo che la mia riduzione del danno si perde tra le mode e il lusso. Si’, il lusso. Le cose e la vita che costa di più. E penso a Stoccolma, dove da diversi anni esiste un quartiere considerato pilota a livello mondiale per la sua sostenibilità, ma a detta dei suoi stessi ideatori e amministratori é una sorta di isola felice per persone di un certo reddito.
Continuiamo e cominciamo a fare come le formichine, chè i benefici, ammesso che tutto nel frattempo non sia finito a rotoli irreversibile, li vedranno i nipoti dei nipoti dei nipoti. Formichine, però, che devono avere un po’ di soldini, altrimenti… non riusciremo ad alimentare neanche la soddisfazione e speranza psicologica. E penso a coloro che conosco e che mi guardano con un sorrisino come se fossi Alice nel Paese delle meraviglie, mentre per comprare qualcosa al supermercato leggo l’etichetta con attenzione e mi porto il sacco di iuta da casa…. La salute e la democrazia (grazie alla quale ho maggiore consapevolezza della situazione) costano tanto.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
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