Prelievo denaro in contanti dal conto corrente: quando scatta il terrore del “tranello” del Fisco

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11/02/2020

Prelevare o non prelevare denaro contante dal conto corrente? Non è una tragedia shakespeariane, ma l’enigma di tanti correntisti che si chiedono cosa faccia scattare i controlli dell’Agenzia delle Entrate.

Prelievo denaro in contanti dal conto corrente: quando scatta il terrore del “tranello” del Fisco

Prelievo denaro in contanti dal conto corrente, sembra facile, ma perché, vige l’incertezza di tanta gente che qualcosa si inneschi, e inavvertitamente faccia scattare il “tranello” dell’Agenzia delle Entrate. Prelevare o non prelevare denaro contante? Somiglia tanto a una tragedia shakespeariane, ma purtroppo, è solo l’ennesimo enigma a cui cercheremo di dare una tranquilla risposta, senza incutere terrore. Partiamo dal presupposto che la parte amministrativa di un conto corrente, non è semplice.

Sappiamo che i controlli fiscali sono più rigidi, e che il Fisco persevera lungo il cammino del piano anti evasione fiscale. Diciamola tutta, l’Agenzia delle Entrate non potendo setacciare ogni mattonella o materasso, deve perlustrare i conti correnti. Ed è lì, che si concentrano i maggiori controlli, ossia quando, il correntista esegue le operazioni di prelievo del denaro dal conto corrente. Spesso, si tende a generalizzare temendo l’insorgere di problemi all’orizzonte anche quando un vero motivo in verità non c’è.

Come prelevare denaro in contanti dal conto corrente senza rischiare

È bene sapere che il correntista che esegue un’operazione regolare di prelevamento di denaro contante dal bancomat, oppure, allo sportello, non rischia una verifica immediata dall’Agenzia delle Entrate. Esiste una categoria di correntisti che di norma, non viene setacciata all’atto del prelievo, come:


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  • persone fisiche:
  • lavoratori dipendenti;
  • pensionati;
  • autonomi;
  • professionisti.

Prelievo di soldi in contanti: la banca segnala l’illecito

In linea generale, il correntista può prelevare la somma di denaro che necessità dal proprio bancomat, oppure, dallo sportello con il solo vincolo del limite indicato nel plafond giornaliero, fissato dall’istituto di credito o da Poste Italiane. Il piena tranquillità il cliente, può chiudere il proprio conto corrente, e ricevere la somma di denaro presente sul conto contanti. Senza correre il rischio che la banca possa avviare la procedura verifica all’Unità di Informazione Finanziaria, oppure, che l’Agenzia delle Entrate avvii un accertamento.

Tuttavia, nel caso di chiusura del conto corrente con il contestuale prelevamento dei soldi presente sul conto per una somma che sia maggiore di 12.500 euro è possibile che la banca chieda al correntista di riempire un modulo, al fine d’indicare l’epilogo del denaro, questo per contrastare l’ingranaggio dell‘antiriciclaggio. Poiché, si innesca il divieto di trasferimento di somme che superano i tre mila euro, senza l’ausilio di un intermediario bancario o postale. C’è da dire che, solo nel caso in cui l’istituto di credito intraveda indizi di reato presenta un esposto all’Uif, e solo nei casi più gravi la procedura passa dall’Agenzia delle Entrate, e nei casi critici il fascicolo giunge alla Procura della Repubblica.