La Regione Umbria vieta l’aborto farmacologico in day hospital

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18/06/2020

La Regione Umbria ha deliberato che tutte le donne che decidano di ricorrere ad aborto farmacologico si sottopongano ad un ricoverso di almeno tre giorni

La Regione Umbria vieta l’aborto farmacologico in day hospital

Con una delibera della giunta regionale l’Umbria ha imposto l’obbligo del ricovero di almeno tre giorni per tutte le donne che decidano di sottoporsi ad un’interruzione farmacologica di gravidanza. Un trattamento che, invece, sarebbe possibile praticare in day hospital. 

Aborto: cosa ha deciso la Regione Umbria 

La Governatrice leghista Donatella Tesei, insieme alla giunta di centrodestra, ha annullato la delibera della precedente amministrazione di centrosinistra sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Le nuove disposizioni, infatti, disciplinano il superamento delle indicazioni previste nella Deliberazione della Giunta Regionale 1417 del 4 dicembre 2018, in merito alla somministrazione del farmaco REU486. Quest’ultimo non potrà più essere dispensato in regime di day hospital, ma solo con un ricovero ospedaliero di almeno 3 giorni. 

Reazioni e opposizioni

In breve tempo il caso Umbria è entrato prepotentemente nel dibattito nazionale, sollevando non poche opposizioni da parte dei diversi schieramenti politici e non. A livello regionale i primi ad alzare la voce sono stati i consiglieri del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. 

Si sono mobilitate anche le associazioni femminili e numerosi esponenti del panorama culturale italiano, fra cui Roberto Saviano, profondamente deluso e contrariato dalla decisione emanata dalla giunta Tesei. Grande appoggio è stato, invece, dimostrato dalla Lega e da Fratelli d’Italia, che hanno definito la scelta “coerente”.

La risposta del Ministero alla decisione dell’Umbria

A supporto della propria decisione la Presidente Donatella Tesei si è appellata alle indicazioni ministeriali del 24 giugno 2010 e ai pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 18 marzo 2004, secondo cui l’interruzione volontaria di gravidanza necessiterebbe di un ricovero ordinario. La Sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, tuttavia, ha sottolineato quanto in dieci anni nessun evento abbia posto l’accento sulla necessità di un ricovero ospedaliero per l’utilizzo della RU486.

Di risposta il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiesto un parere al Consiglio Superiore di Sanità, per poter far chiarezza in merito a se la salute della donna venga tutelata anche con il day hospital o se effettivamente sia necessario un ricovero di tre giorni in ospedale. 

L’aborto in Italia

L’Umbria non è l’unica regione italiana a prevedere un ricovero ospedaliero per chi decide di compiere un’interruzione di gravidanza. A livello nazionale, infatti, solo Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia e Toscana consentono di farlo in day hospital. 

Proprio per via della difficoltà di trovare strutture che permettano alla donna di scegliere fra aborto medico e chirurgico, nel nostro Paese la percentuale di aborti farmacologici è ben più bassa rispetto a quella degli altri Paesi europei. Il 17,8% contro il 97% della Finlandia, il 93% della Svezia o il 75% della Svizzera. 


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