Sempre più suicidi nelle Università, l’ultima vittima alla Federico II di Napoli. Perché?

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11/04/2018

Un atro caso di suicidio presso le Università. Questa volta tocca alla Federico II di Napoli, dove una ragazza, di nome Giada, decide di lanciarsi da un plesso dell’Ateneo per aver detto una bugia più grande di lei: una laurea non vera.

Sempre più suicidi nelle Università, l’ultima vittima alla Federico II di Napoli. Perché?

E’ di pochi giorni la notizia di un altro caso di suicidio presso le Università. E’ la storia di Giada, una ragazza di 25 anni che aveva riunito amici e parenti nel giorno del 9 aprile 2018 per festeggiare un laurea non vera. Sì, perché la ragazza aveva riferito alle persone care che in quella data si sarebbe laureata presso l’Università Federico II di Napoli. Ma, purtroppo, quello è il giorno in cui la ragazza ha avuto il coraggio di lanciarsi da un plesso dell’Università poiché aveva mentito a tutti.

Chi era Giada

Giada Di Filippo era una ragazza di soli 25 anni che si stava per laureare in Scienze Naturali presso l’Università Federico II di Napoli dopo un cambio di Ateneo. La ragazza però non era di Napoli ma bensì di Sesto Campano, Isernia, un paese del molisano. Si trattava di una studentessa fuorisede quindi che aveva deciso di trasferirsi in un’altra regione per il suo futuro.

Il motivo del suicidio

Come riportano i vari telegiornali, Giada avevo mentito a tutti, in realtà le mancava qualche esame per la vera laurea. Non si conoscono le reali cause di queste bugie, ma sappiamo che la ragazza era riuscita a non farsi accorgere di nulla. E’ stato pianificato quel suicidio all’Università? Forse si, forse no. La cosa che sappiamo è che la messinscena è andata avanti: la ragazza indossa un vestito elegante e si confonde con i veri laureandi di quel giorno. Ma ad un certo punto abbandona l’aula, sa di non essere nell’elenco. Sale sul tetto dello stabile dell’Università a Monte Sant’Angelo e mentre lo fa chiama il fidanzato. Una telefonata di ringraziamenti e di tante belle parole nei confronti del giovane amato. Dopo l’ultima chiamata, e mentre amici e parenti aspettano il suo momento più bello, Giada, per la vergogna di una laurea ancora lontana, decide di lanciarsi nel vuoto.


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L’ultimo addio

Ed ecco l’arrivo dei carabinieri e del 118. Le attività studentesche si fermano nel giorno 10 aprile con una giornata di silenzio dedicata alla giovane. Intanto il fidanzato conferma il ritardo degli esami all’Università della giovane. I funerali di Giada ci saranno il giovedì che segue alle ore 15 presso la chiesa di Sant’Eustacchio Martire. In contemporanea, nell’Ateneo napoletano giovedì sarà proclamato giorno di lutto in memoria della giovane.

Troppi suicidi presso le Università

Non solo Giada, molti sono i ragazzi che decidono di porre fine alla loro giovane vita nel luogo universitario. Chi per motivi privati e chi, invece, per motivi legati all’Università stessa. Nel maggio del 2017, un ragazzo di 20 anni, iscritto ad ingegneria, si lancia dall’ultimo piano della biblioteca scientifica dell’Università degli Studi di Salerno, forse per motivi personali. Mentre nel dicembre dello stesso anno, sempre nell’Ateneo salernitano, un ragazzo in Erasmus dopo un litigio con la fidanzata, uccide quest’ultima per poi lanciarsi dal tetto di uno dei vari parcheggi. Questo solo per rimanere nel territorio campano.

Perché?

La domanda è questa. Ricordiamoci che l’Università non è una gara; ognuno ha i suoi tempi, la sua storia, i suoi motivi, i suoi ritardi ed i suoi problemi. Chi decide di intraprendere questa carriera deve farlo nel modo più sereno possibile. Non riesco a laurearmi quest’anno? Ok, l’anno prossimo. Sono stata bocciato/a? Ok, ci riproverò ed andrò meglio. Sono esami orali o scritti che il mondo di certo non ricorderà, i veri esami, i veri drammi nella vita sono altri. Lasciate che l’Ateneo sia il posto dove far crescere la propria attitudine e bravura, e non un luogo di gara. Ma sarà tutta colpa del sistema lavorativo e scolastico in cui si trova l’Italia? Chi si occupa di questi settori, che iniziasse a prendere dei provvedimenti e a farsi due domande. Perché non si può morire per un futuro incerto. Questa è la mia visione da studentessa universitaria.


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