Sottocosto e affare, l’ennesima astuzia dei supermercati?

Arriva il sottocosto, ma si fanno davvero gli affari o rappresentano l’ennesima astuzia dei supermercati per invogliare i consumatori ad acquistare?

Si corre sempre alla ricerca del sottocosto perfetto che rappresenti “l’affare”. Tanto che a casa non ci portiamo una sola confezione di prodotto scontati più del 30% o quasi, ma bensì un intero carrello. La convenienza spesso e tutta dell’azienda che supporta tutti i costi promozionali diretti al sottocosto di un determinato prodotto, o come avviene spesso di più prodotti. La regola di base è sempre la stessa i produttori concedono al supermercato uno sconto regolato da un contratto, per ogni singolo prodotto venduto nel periodo del sottocosto.

Sottocosto: l’ennesima astuzia dei supermercati?

Sappiamo che la definizione base del prezzo si riferisce ai contratti stipulati in sede d’acquisto. Esso incorpora le spese sostenute per la produzione del prodotto, per la sua distribuzione, per le offerte promozionali e così via. Le analisi di strategia sono alquanto complesse, poiché il prezzo esposto sullo scaffale in bella vista è l’insieme di tante operazioni.

Nel nostro Bel Paese le grandi distribuzioni, facciamo riferimento alle catene dei supermercati per intenderci, rappresentano i posti dove il risparmio è inteso come “prezzo netto pulito” per tutto il periodo dell’anno. Un sistema simile a quello utilizzato in Inghilterra e Germania.

Come capire il grande sistema del prezzo netto pulito?

I conti sono semplici, ad esempio, se un prodotto esce a un prezzo netto pulito dell’1,0 euro dal produttore, dovrebbe arrivare al consumatore al prezzo di 1,30. In linea di massima nel supermercato o negozio il rincaro si dovrebbe accostare al 30%, necessario per coprire tutti i costi. Nella grande distribuzione che utilizzano il sistema del prezzo pulito non troverete eccezionali sconti, ma un prodotto stabile per tutto l’anno.

Quali sono i vantaggi di questo sistema?

Solo finanziari diretti al supermercato che copra il giusto, non forzando l’acquisto con richieste al produttore d’ingenti quantità di merce per coprire l’offerta. Purtroppo questa strategia non è quella preferita dalla grossa fetta di supermercati o ipermercati, che in linea di massima prediligono le offerte, il perché è semplice iniziano nell’acquistare a un prezzo diverso se pur maggiorato. Ad esempio 1,15 rispetto a 1,00 di prezzo netto pulito, rivendendo il prodotto a 1,35, quindi, con un rincaro del 20%.

Successivamente, iniziano a richiedere ingenti quantità di prodotto al produttore, nello stesso tempo richiedono sconti sulle vendite. Il produttore applica uno sconto facendo scendere il prezzo iniziale fissato ad esempio in 1,15.

Quando il sottocosto è un diretto vantaggio del consumatore?

Diciamola tutta siamo continuamente in cerca degli sconti più appetibili, poiché si sposano perfettamente con il concetto di risparmio, ma forse ci crogioliamo in questa lenta illusione. La verità è che sia il costo che il sottocosto partono da un prezzo fittizio, che non tiene conto delle richieste del supermercato al produttore.

Praticamente quando troviamo un prodotto al sottocosto ad esempio al prezzo in offerta di 1,00 con l’indicazione di essere nettamente inferiore a quello imposto rispetto al prezzo di listino, infondo non è proprio così. Non stiamo acquistando un prodotto sottocosto, ma un prodotto che sommando tutti gli sconti ottenuti dal distributore è uguale al costo unitario.

Quali sono i vantaggi del sottocosto?

La grande distribuzione che applica il regime di prezzo netto pulito muove dei capitali inferiori, non dovendo investire per coprire le richieste fatte ai produttori. Viceversa, comprare a “listino”, significa acquistare a un prezzo maggiore, ma nello stesso tempo ricevere sconti che sommati nell’arco dell’anno portano a un notevole ricavo.

Quali sono le “astuzie” del marketing che portano al sottocosto?

Può capitare che le catene dei supermercati chiedano ai produttori dei formati ridotti, nel senso inferiori al Kilo. Un sistema che spinge a inserire sullo scaffale un prodotto che apparentemente può risultare a un prezzo appetibile, ma infondo non è così, considerando il formato da 900 grammi rispetto al quello di un kilo.

Altra faccia della medaglia è rappresentata dall’acquisto fatto dai supermercati per i prodotti con scadenza inferiore ai sei mesi. Un giochetto per accaparrarsi sconti sul prezzo d’origine eccezionali, rifilando sul mercato prodotti in offerta. Rammentiamo, che i prodotti immessi in commercio di solito scadono dopo circa 2 anni.

Secondo quanto portato alla luce da “il fatto alimentare”, le strategie che acquisiscono le catene di distribuzione, infondo, danno la netta sensazione di sfruttare i consumatori. Un quadro emerso anche dal rapporto pubblicato nel 2013 da Agcom.

Come il consumatore può sfruttare il sottocosto? Armandosi di tanta pazienza attingendo a tanti volantini, girando a destra e a manca per accaparrarsi il prezzo più basso.

Antonella Tortora

Analista Contabile, collaborato con diversi quotidiani online. Adoro scrivere, ogni notizia è degna di essere vissuta, raccontata, con cuore, emozione, passione. Raccontarle serve a renderle uniche, se non raccontate finirebbero nel labirinto del dimenticatoio. Resta un'unica verità ogni storia incorpora una piccola parte di me, che emerge in un angolino nascosto. Citazione preferita: “Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” Albert Einstein