Svastiche, termini omofobi, e scritte intimidatorie in una scuola di Milano

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17/09/2018

Svastiche, termini omofobi, e scritte intimidatorie in una scuola di Milano

Sebbene l’Italia cerchi di essere il più avanti possibile, il paese più tollerante possibile, non vi riesce per casi come questi che avvengono nel nostro quotidiano, toccano le nostre giornate e ci fanno davvero paura. E’ quello che è accaduto a Milano, in una scuola. Ancora una volta è l’istruzione ad essere colpita, perché poi? Non lo si sa, forse perché la scuola ha davvero quel potere che molti ritengono ormai perduto. Ma il discorso va al di là del contesto scolastico e tocca la realtà in cui viviamo. Ecco cosa è successo.

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Gesti da vandali e segni che fanno paura

Nella notte tra venerdì e sabato la Scuola Cultura Popolare alla periferia nord di Milano, in via Bramantino, è stata imbrattata da svastiche, insulti omofobi, disegni intimidatori o di poco conto. Ma su tutte primeggia la frase “W Salvini”. Perché un istituto scolastico è stato bersaglio di un gesto che ha impronta mafiosa e razzista? Perché la scuola in questione era anche il luogo di importanti progetti di integrazione per i migranti. E ed è una scuola gestita da famiglie di volontari che aderiscono a questa idea. Questa mattina avrebbe ripreso le varie attività, ma non potrà perché rallentata da quanto è accaduto. Per fortuna, l’associazione “Sentinelli di Milano” ed i volontari con le loro famiglie si sono riunite domenica mattina per ripulire il tutto. Questo è il segno che la parte buona dell’Italia c’è.

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Le dichiarazioni

Non mancano i messaggi del sindaco e di tutti coloro che lavorano nell’amministrazione di questo paese. Il sindaco, Giuseppe Sala, su Facebook scrive:

 “Non possiamo più tollerare gesti come questo: da milanesi continuiamo a credere in una città aperta, solidale e profondamente democratica”.

Mentre l’associazione “Sentinelli di Milano” sempre su Facebbok riporta le foto dell’oltraggio alla scuola con questa didascalia:

Ormai sembra un bollettino di guerra. Ogni giorno un raid con svastiche, croci celtiche, minacce, pestaggi, intimidazioni”.

E non mancano delle dichiarazioni forti nei confronti del governo in carica, così come fa l’ex consiglierei Fabio Galesi:

“Oltre il gesto mafio-fascista, da notare le scritte accanto le svastiche. Abbiamo un ministro degli interni che inneggia violenza”. E continua poi sul suo profilo Facebook sostenendo che “un gesto ignobile e allarmante” deve essere condannato “da tutte le forze democratiche del Paese”.