Violenza: se la donna è ubriaca il rapporto è reato

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28/04/2018

Avere un rapporto sessuale con una donna ubriaca configura violenza sessuale: a dirlo la Corte di Cassazione.

Violenza: se la donna è ubriaca il rapporto è reato

Se la donna con cui si ha un rapporto sessuale è in condizioni di inferiorità e incapacità psicologica anche momentanea si configura il reato di violenza sessuale, così come è reato avere rapporti sessuali con persone che hanno problemi psicologici o soffrono di depressione.

 

Gli atti sessuali, secondo il codice penale, non possono essere imposti e chiunque con l’autorità, con la violenza o con le micacce costringe altri a compierne viene punito o condannato.

 

Abuso di autorità: cosa si intende?

L’abuso di autorità si riferisce a tutte le situazioni in cui una persona può approfittare della supremazia che possa derivare dalla propria autorità per costringere un’altra persona a subire atti sessuali (il caso del professore che abusa del suo ruolo per avere rapporti con la studentessa, del datore di lavoro che abusa della sua posizione per fare sesso con i dipendenti ecc…).

 

Violenza sessuale: non serve il contatto fisico

La violenza sessuale non scatta solo in presenza di violenza fisica: un bacio improvviso, un palpeggiamento scherzoso, una pacca sul sedere possono configurare la violenza sessuale se la donna (o in generale la vittima) non gradisce. La violenza sessuale, quindi, non comporta necessariamente l’atto sessuale completo. Potrebbe compiersi violenza sessuale anche senza contatto fisico: si pensi ad esempio a una persona che minacci un’altra di svolgere autoerotismo in chat: la Cassazione reputa violenza sessuale anche il costringere la persona offesa a compiere atti sessuali su se stessa e quindi il reato può essere commesso anche a distanza.

 

Cosa accade se la donna è ubriaca?

Se la donna con cui si ha un rapporto è ubriaca in quel momento risulta incapace di intendere e di volere le proprie azioni. Proprio per questo motivo la persona ubriaca non può manifestare il proprio consenso a compiere un atto sessuale.


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Con una sentenza del 2017 la Corte di Cassazione  ha integrato il reato di violenza sessuale con la condotta di coloro che inducano la persona offesa  a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole.