Legge elettorale, la maggioranza è divisa sul nuovo testo base

Dopo l’opposizione di Lega, Fdi, Forza Italia e Italia Viva è saltato il voto sul testo base della legge elettorale in Commissione Affari Costituzionali

L’esame alla Camera dei Deputati sulla nuova legge elettorale, calendarizzato da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, avrebbe dovuto iniziare lunedì 27 luglio. Uno stop bipartisan, tuttavia, è arrivato da Italia Viva e da tutto il centrodestra, che si sono opposti durante la riunione preliminare dell’Ufficio di Presidenza della Camera. 

Nuova legge elettorale: cosa prevede 

Il disegno di legge del Brescellum, questo il nome della possibile nuova legge elettorale, è stato presentato dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, il pentastellato Giuseppe Brescia. Prevede 391 seggi, che verranno assegnati con un metodo proporzionale, e uno sbarramento al 5%. 

Il sistema del Brescellum contempla, inoltre, il cosiddetto diritto di tribuna, ossia la possibilità di entrare in Parlamento anche se non si è superata la soglia di sbarramento, seppur con alcune condizioni. La proposta di legge elettorale in tutto conta di tre articoli, per un totale di dieci pagine. 

Rimandato il voto in Commissione

Durante la riunione per organizzare i lavori della Commissione, dove la proposta di legge elettorale avrebbe dovuto essere messa ai voti, l’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha respinto la richiesta avanzata dalla maggioranza. A proporre che il voto al testo base del Brescellum fosse inserito in calendario per lunedì prossimo erano stati i capigruppo Vittoria Baldino (Movimento 5 Stelle), Stefano Ceccanti (Partito Democratico) e Federico Fornaro (Liberi e Uguali). 

Contrari, invece, gli esponenti di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Italia Viva e del gruppo Misto. Decisivo il voto contrario dei renziani, che determina una netta spaccatura all’interno della maggioranza. Il PD, infatti, rivendica il rispetto dell’accordo che all’inizio del Conte bis aveva accontentato tutti, Movimento 5 Stelle da una parte e centrosinistra dall’altra. Il do ut des riguarda il via libera al taglio dei parlamentari, caposaldo della campagna elettorale grillina, e la riforma del sistema elettorale patrocinata dai dem. 

 


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