Orario di lavoro fatto su misura per tutti i lavoratori, le novità dalla Corte UE

E’ possibile realizzare un metodo in grado di calcolare il giusto orario di lavoro per ogni lavoratore? Secondo la Corte dell’UE deve essere fatto.

Questo è quanto stato deciso dalla Corte Europea, durante la sentenza di una causa spagnola realizzata contro la Deutche Bank. In tale situazione, la corte Europea ha ritenuto estremamente necessario una situazione in cui Stati membri debbano imporre ai datori di lavoro di adottare un sistema di monitoraggio che si occupa dell’orario di lavoro giornaliero di ogni dipendente. Un’impresa piuttosto ardua dato che ci sono numerose differenze di condizioni tra gli stessi Stati membri, per quanto riguarda sia la differenza tra un lavoro e l’altro e anche la situazione che ci troviamo difronte: non ci sono ancora le norme atte a stabilire come dovrebbe essere costruito il sistema di misurazione delle ore di lavoro dei dipendenti. Ma all’Europa non interessa, essa batte un pugno molto forte su questa tematica.

Orario di lavoro, deve essere minore per tutti

Purtroppo, non tutti i lavoratori lo sanno, ma le ore di lavoro a giornata devono avere un limite che non deve essere superato. Infatti, stiamo parlando di un diritto fondamentale del lavoratore. Certamente esiste un limite fisico che non può essere superato, un momento in cui il nostro corpo e la nostra mente dicono stop e hanno bisogno di una lunga pausa o di relax, ma questo limite è difficile da calcolare e da molti datori di lavoro non viene preso nemmeno tanto in considerazione.

Quindi, su questa scia ci chiediamo: qual è il limite? Chi lo stabilisce? Quando sorpassiamo il limite del lavoro giornaliero per arrivare a quello del lavoro straordinario? E’ su queste domande che la Corte UE cerca di dare una risposta, che risulta essere una sola: adottare un sistema concreto ed univoco che sia in grado di misurare l’orario di lavoro di ogni singolo dipendente. Certo, se non viene rispettato questo significa non aver rispettato i diritti fondamentali del lavoro di quest’ultimo. Cosa che però sembra non andare giù all’Unione Europea.

Secondo quanto viene detto dalla Corte, senza un cartellino obbligatorio, non si può tenere conto né del “numero delle ore di lavoro svolte e la loro ripartizione nel tempo”, né del “numero delle ore di lavoro straordinario, il che rende eccessivamente difficile per i lavoratori, se non impossibile, far rispettare i loro diritti”.

Sembra facile risolvere un problema del genere, ma non lo è affatto dato che gli Stati membri presentano diverse culture, oltre che a modi di concepire ed interpretare il lavoro altrettanto diversi, a cui si aggiungono concezioni diverse sui ritmi e sugli orari. Ad esempio, facendo un caso molto vicino a noi, è difficile paragonare un lavoratore italiano con un lavoratore tedesco, sia in termini di orario che in termini di interpretazione del lavoro dallo stesso.

La Corte Ue non demorde e ritiene che spetti ad ogni Stato membro il lavoro di definire le regole e le norme basandosi sulle quali si andrà poi a costruire il sistema di misurazione delle ore di lavoro di ogni singolo dipendente. Un lavoro che mira al singolo, piuttosto che al collettivo.

Ma si può misurare l’orario di lavoro?

Purtroppo, per quanto vogliamo ammettere il contrario, e per quanto vogliamo dire che è tutto possibile, è davvero difficile calcolare l’orario di lavoro giornaliero senza sfiorare minimamente il lavoro straordinario, che come sappiamo, viene anche ricompensato, almeno in alcuni contesti. Ma è pur sempre una cosa propria di ogni stato, che non può valere per tutti.

Per quanto riguarda la nostra Italia, potrebbe essere anche un problema realizzare un metodo di misurazione dell’orario di lavoro, come viene richiesto dalla Corte dell’Unione Europea. Ma il problema, la difficoltà non sorge tanto dall’uomo, ma quanto dal nostro sistema politico che vanta migliaia di leggi complicate, burocratizzate e talvolta controverse che regolano il mondo del lavoro nel Belpaese. Infatti, fotografia del nostro paese è il fatto che esistono situazioni di lavoratori privati i quali guadagnano gli stessi stipendi di altri lavoratori, appartenenti ad un altro settore, i quali, a loro volta, però hanno un orario quasi doppio rispetto ai primi.

Detto ciò, si rende più l’idea di quanto sia difficile realizzare un metodo del genere in Italia, ma non deve buttarci giù. C’è proprio il bisogno di prendere in considerazione la realtà dei fatti, di come sia davvero messa la nostra Italia lavoratrice, e per questo lavorare seriamente sulla legislazione italiana sul lavoro, così da realizzare un sano equilibrio tra mondi completamente diversi, per poi, in un secondo momento, misurare scientificamente i dati di questo equilibrio.

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Katia Russo

Sono Katia, ho 21 anni e sono una studentessa di Lettere Moderne. Fin da piccola la scrittura e la lettura mi hanno sempre affascinato, e crescendo, ho iniziato ad interessarmi di cinema e di arte. Sono una grande curiosona e mi piace trasmettere qualsiasi informazione utile.