Pensione a 59 anni di età e 75% di invalidità, quali possibilità?

Pensione anticipata a 59 anni di età e 32 anni di contributi con un’invalidità del 75%, quali prospettive?

Pensione anticipata a 59 anni, la richiesta di una nostra lettrice:

Buongiorno, ho 59 anni, sono un funzionario giudiziario del Ministero della Giustizia, desidero quanto prima mettermi in pensione, premetto che ho un invaliditaà del 75% dal 2010 e sono in servizio dal 1986. Ho qualche possibilita’?

Resto in attesa di Vostro gentile riscontro. Cordialmente

Analizziamo le varie alternative, rispondendo al quesito della nostra lettrice.

PensionePensione Opzione donna

Se venisse prorogata l’Opzione donna nella legge di bilancio 2019, potrebbe essere una valida alternativa, dovrebbe controllare il suo estratto conto contributivo e verificare se tra i contributi figurativi per invalidità e i contributi versati regolarmente, raggiunge il requisito contributivo dei 35 anni richiesti. Per maggiori chiarimenti consigliamo di leggere: Pensione anticipata Opzione donna, l’emendamento Rizzetto sarà applicato?

Rendita Integrativa Temporanea Anticipata – RITA

E’ da considerare la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA), che  permette di anticipare di 5 anni l’età pensionabile. Dal 2019 l’adeguamento alla speranza di vita porterà l’età pensionistica a 67 anni sia per uomini che per donne. 

Quindi la RITA permetterà di accedere alla pensione con 62 anni e con requisito minimo contributivo di 20 anni, un ulteriore requisito fondamentale è aver versato almeno 5 anni di contributi in un fondo pensionistico. La domanda va effettuata direttamente al fondo di appartenenza.

Per tutte le informazioni inerenti la pensione anticipata RITA, consigliamo di leggere: 

Pensione Rita, i nuovi requisiti 2018, i chiarimenti da COVIP

Pensione RITA, con 20 anni di contributi, calcolo e convenienza

Pensione inabilità 

Vista la percentuale di invalidità del 75%, è possibile chiedere la pensione di inabilità, può essere richiesta dal dipendente pubblico che si trova in condizioni di salute gravi e non può eseguire il proprio lavoro. Il dipendente può chiedere al datore di lavoro di essere sottoposto a visita medico-collegiale per il riconoscimento dell’inabilità.

In base all’articolo 2, comma 12, legge 8 agosto 1995, n° 335, entrato in vigore dal 1° gennaio 1996, chi non può più lavorare a causa di un’infermità non dipendente da causa di servizio e che non possa svolgere qualsiasi altra attività, ha diritto a conseguire un trattamento pensionistico. Lo stesso articolo, con il riconoscimento dell’inabilità al lavoro, permette l’attribuzione di un bonus che può essere quello di un’anzianità convenzionale cioè l’iscritto risulta aver lavorato fino al 60° anno di età o fino al 40° anno di servizio.

Per ottenere la pensione di inabilità, l’impiegato pubblico deve risultare di essere impossibilitato a svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità o difetto fisico o mentale. Egli deve essere valutato dalla Commissione Medica Legale dell’INPS.

Oltre alle condizioni di salute che impediscono l’attività lavorativa, vengono richiesti altri requisiti: 

  • terminare qualsiasi tipo di attività lavorativa;
  • non risultare più negli elenchi anagrafici degli operai agricoli e dagli elenchi di categoria dei lavoratori autonomi;
    depennamento dagli albi professionali;
  • la rinuncia ai trattamenti a carico dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e a ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione.

La domanda va presentata al proprio datore di lavoro con allegata la certificazione medica (modulo SS3 compilato e inviato dal medico curante).

La domanda va presentata anche online all’INPS attraverso il servizio dedicato, oppure tramite il patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

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Redazione NotizieOra

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