Pensione con 28 anni di contributi, vittima di mobbing, quali alternative?

Pensione anticipata con 28 anni di contributi, per uscire prima dal lavoro, soggetto a condizioni lavorative critiche, con insulti e minacce (mobbing).

Pensione: Buongiorno…sono una donna disperata di quasi 63 anni. Dal 1990 lavoro come portiera di condominio. NON NE POSSO PIÙ ! Soffro di depressione da molti anni ed ora con il nuovo amministratore sono peggiorata
Mi fa mobbing di continuo…Non vuole che faccia la calza..che stia al telefono..che mi sostituisca mio marito neanche x dieci minuti , in guardiola. Subisco partacce come un padre può fare ad una figlia , urlandomi, rimprverandomi  e minacciandomi dicendo che mi manderà  lettera di rapporto. Secondo lui io dovrei stare nove ore dritta a guardare l entrata. IMPAZZISCO. Vorrei andare in pensione. Quale può essere la soluzione per uscire dal lavoro?. Faccio presente che la mia depressione dipende ANCHE da un incendio subito in questo Palazzo dove io per tentare di salvare l inquilina disabile entrai nella sua abitazione ma fu impossibile salvarla. Ho un danno permanente pscofisco x questo motivo, documentato dal tribunale. Spero che Lei consideri questa mia e-mail e mi risponda.La ringrazio infinitamente. 

Risposta

Mi dispiace per quello che sta vivendo, le consiglio in riferimento al mobbing che vive ogni giorno, di rivolgersi ad un avvocato, che la potrà consigliare come gestire la situazione lavorativa, anche in previsone del pensionamento. In riferimento alla pensione anticipata e alle possibilità che ha con 63 anni e 28 anni di contributi, lei può optare per due alternative: Ape Volontario e Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA). Analizziamo i requisiti di entrambe le misure, così potrà valutare la scelta più conveniente. 

Pensione Ape Volontario: requisiti

L’Ape volontario, consiste in un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia, erogato dalla banca in quote mensili per 12 mensilità, che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto. È riconosciuto in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019.

Il prestito è erogato per un periodo minimo di sei mesi e fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Il prestito decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di APE.

L’importo minimo della quota di APE richiedibile è pari a 150 euro. 

L’importo massimo della quota di APE richiedibile non può superare rispettivamente:

  • il 75% dell’importo mensile netto del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE, è superiore a 36 mesi;
  • l’80% dell’importo mensile netto del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è superiore a 24, è pari o inferiore a 36 mesi;
  • l’85% dell’importo mensile netto del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è compreso tra 12 e 24 mesi;
  • il 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

Il prestito ottenuto viene restituito in 240 rate in un periodo di 20 anni mediante una trattenuta che viene effettuata dall’INPS all’atto del pagamento di ciascun rateo pensionistico. La restituzione del prestito inizia dal primo pagamento della futura pensione.

Per accedere al prestito è necessario, al momento della richiesta:

  • avere una età minima di 63 anni;
  • aver maturato una anzianità contributiva non inferiore a 20 anni;
  • avere un importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO);
  • per i soggetti con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, avere un importo di pensione non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale di cui all’articolo 3, comma 6, della legge n. 335 del 1995;
  • non essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità.

Requisiti per accedere alla RITA

La RITA non è per tutti, è legata ai fondi pensione. Le modalità di adesione sono state pubblicate dalla  Covip con la circolare 888 in riferimento alla RITA – Rendita Integrativa Temporanea Integrativa. La circolare contine tutti i requisiti e le specifiche per poter aderire. I requisiti richiesti sono i seguenti:

a)     Cessazione dell’attività lavorativa;

b)     Raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi alla cessazione dell’attività lavorativa;

c)     Maturazione, alla data di presentazione della domanda di accesso alla RITA, di un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza;

d)     Maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari (ai sensi dell’art. 1 1, comma 2, del Decreto lgs. 252/2005);

oppure, in alternativa:

a)     Cessazione dell’attività lavorativa;

b)     Inoccupazione, successiva alla cessazione dell’attività lavorativa, per un periodo superiore a ventiquattro mesi;

c)     Raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi al compimento del termine di cui alla lett. b);

d)     Maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari (ai sensi dell’art. 11, comma 2, del Decreto lgs. 252/2005).

Diversamente dalla disciplina previgente in tema di RITA, la sussistenza dei requisiti sopra indicati non è vincolata al rilascio di un’apposita attestazione da parte dell’INPS, come in precedenza previsto dall’art. 1, comma 168, della Legge 232/2016 al quale il comma 188 faceva rinvio. In entrambi i casi, è necessario il raggiungimento del requisito contributivo di 20 anni minimo.

Per conoscere la convenienza di questa misura, consigliamo di leggere:  Pensione RITA, con 20 anni di contributi, calcolo e convenienza

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Redazione NotizieOra

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