Pensione di cittadinanza: anche una tutela per i giovani

L’introduzione della pensione di cittadinanza, pari a 780 euro al mese, sarebbe corrisposta anche ai giovani che con il passaggio al contributivo hanno perso l’integrazione al trattamento minimo

Nel progetto del Governo che prevede l’alleggerimento sulla Legge Fornero, atteso nei prossimi in Parlamento, non affronta le problematiche di quei lavoratori che hanno cominciato a lavorare dopo il 1995, ovvero coloro che sono nel sistema contributivo puro. Nella scorsa legislatura il precedente esecutivo aveva promesso ai vari sindacati alcune modifiche alla Legge Fornero che non sono mai state concretizzate. La parte sindacale rivendicava una pensione contributiva di garanzia in grado di tutelare quei giovani con carriere precarie e discontinue e la cancellazione, almeno parziale, degli importi soglia che fanno slittare l’età di pensionamento per chi non ha raggiunto un assegno pensionistico di un determinato importo.

La pensione, cosa dice la Legge Fornero?

Nei confronti dei lavoratori non in possesso di anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995 la Legge Fornero ha previsto la possibilità di ritirarsi all’età della vecchiaia solo se il reddito pensionistico sia superiore ad un determinato importo soglia. E quanto più questo reddito è basso, tanto più tardi potrà ritirarsi.

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Entrando nel particolare, un lavoratore nato nel 1980, secondo la legge vigente, potrà accedere alla pensione attraverso quattro canali. Con la pensione anticipata al perfezionamento di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dall’età anagrafica. Oppure all’età di 63 anni e 7 mesi unitamente a 20 anni di contribuzione “effettiva”, o meglio senza considerare la contribuzione figurativa, a condizione però che l’importo della pensione non risulti inferiore a 2,8 volte il valore dell’assegno sociale. Ciò significa che per sfruttare questa uscita il reddito pensionistico maturato dal lavoratore non deve risultare inferiore a circa €1.250 al mese.La cosi detta pensione di vecchiaia può essere conseguita all’età di 66 anni e 7 mesi unitamente a 20 anni di contributi a condizione che l’importo dell’assegno non risulti inferiore a 1,5 volte il valore dell’ assegno sociale, quindi circa €675 al mese. Qualora nessuna delle tre condizioni vengano rispettate il lavoratore per uscire dovrà necessariamente attendere i 70 anni e 7 mesi, inoltre, al lavoratore non sarà più richiesto il perfezionamento dei predetti importi soglia.
Penalizzati da questo meccanismo di pensione sono i giovani che effettuano lavori discontinui per lunghi periodi e che a regime non riusciranno ad agguantare il requisito di 20 anni di contributi o, comunque, a causa delle carriere precarie non riusciranno ad integrare un assegno pensionistico superiore a 670 euro al mese come richiesto dalla legge Fornero. In tal caso l’età di uscita rischia concretamente di avanzare di altri quattro anni. Quindi, i sindacati avevano chiesto l’eliminazione dell’importo soglia di 1,5 volte l’assegno sociale e la riduzione da 2,8 a 1,5 per l’uscita a 63 anni e 7 mesi. Dato che il Governo  non si è espresso, è molto probabile che non ci saranno cambiamenti al riguardo.

Le novità

Al posto della pensione di garanzia il nuovo Governo prevede, invece, l’introduzione della pensione di cittadinanza, pari a 780 euro al mese, che sarebbe corrisposta anche ai giovani che con il passaggio al contributivo hanno perso l’integrazione al trattamento minimo. La promessa fatta in campagna elettorale riguarderebbe i titolari di redditi di pensione al di sotto della predetta cifra che hanno raggiunto l’età pensionabile , cioè 67 anni dal 2019, e che non sono più in età lavorativa attiva.

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Katia Russo

Sono Katia, ho 21 anni e sono una studentessa di Lettere Moderne. Fin da piccola la scrittura e la lettura mi hanno sempre affascinato, e crescendo, ho iniziato ad interessarmi di cinema e di arte. Sono una grande curiosona e mi piace trasmettere qualsiasi informazione utile.