Pensione: la Corte interviene sul posticipo del pensionamento, le novità

La Corte afferma che una volta adempiuti gli obblighi contributivi ei requisiti per l’accesso alla pensione, non ci devono essere penalizzazioni.

Pensione: la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 173 del 23 luglio 2018, ha dichiarato l’illegittimità dell’art 5, c. 1 della legge 233/1990 e dell’art. 1, c. 18 della legge 335/1995.

Nello specifico, non hanno superato l’esame dei giudici le parti delle norme che, ai fini della determinazione delle quote di pensione calcolate con il sistema retributivo o misto, nei confronti di un lavoratore che aveva già maturato l’anzianità minima, non prevedono l’esclusione dal conteggio della contribuzione versata dopo aver raggiunto l’età minima se questa determina un trattamento meno favorevole.

La vicenda riguarda un lavoratore che aveva maturato il diritto alla pensione nel 2007, ma ha continuato a lavorare fino al 2010.

Pertanto, il principio di neutralizzazione elaborato dalla Corte Costituzionale in riferimento ai lavoratori subordinati (sentenza 307/1989) deve essere applicato anche ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni previdenziali di artigiani e commercianti.

Pensione, se l’attività viene svolta oltre l’età pensionabile, questo non può comportare riduzioni

pensione precoci modulo AP116La Corte ha affermato, che una volta adempiuti i propri obblighi contributivi e conseguiti i requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico in ottemperanza alle previsioni normative del sistema di appartenenza, anche nei confronti del lavoratore autonomo la prosecuzione dell’attività lavorativa e della correlata contribuzione dopo la maturazione dei predetti requisiti non può comportare una riduzione del trattamento “virtualmente” conseguito in tale momento.

A nulla è valsa l’opposizione del’INPS che il lavoratore avrebbe potuto accedere al trattamento pensionistico al maturarsi del requisito, per poi continuare l’attività conseguendo supplementi della pensione ovvero la pensione supplementare, ove ne ricorressero le condizioni di legge (art. 6 della legge n. 233 del 1990). A parere della Corte tale affermazioni non possono essere condivise.

Illegittimo il proveddimento INPS

Riassumendo, la Corte Costituzionale,  ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni secondo cui, ai fini della determinazione delle quote del complessivo trattamento pensionistico, è previsto, nel caso di prosecuzione della contribuzione da parte dell’assicurato lavoratore autonomo iscritto alla gestione speciale dell’INPS, che abbia già conseguito la prescritta anzianità contributiva minima, che la pensione liquidata non possa essere inferiore a quella che sarebbe spettata al raggiungimento dell’età pensionabile, con esclusione dal computo, sia per la quota A che per la quota B, dei periodi di contribuzione successivi ove comportino un trattamento pensionistico meno favorevole.

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Redazione NotizieOra

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